Recanati, “la città dell’ermo colle”

luglio 18, 2016 0 Comments Turismo 534 Views

Da Leopardi a Beniamino Giglio, immersi nella natura-

“ Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.”

Quante volte abbiamo immaginato “quest’ermo colle”, la siepe ed il giovane Giacomo che, “sedendo e mirando interminati spazi di là da quelle” osserva!

Basta recarsi a Recanati e, anche se ormai non troviamo più “sovrumani silenzi e profondissima quiete”, possiamo sentire il vento stormire tra queste piante e lasciare che il pensiero s’anneghi nell’immensità.

Ci sono tanti posti in cui si respira e si ammira l’arte, dei quali per nostra fortuna, l’Italia è piena. Ma poche sono le località pervase dalla poesia. Recanati è una di queste: adagiata mollemente sulle verdi colline marchigiane, è la classica “città balcone”. Essa si affaccia su un’ampia distesa tra piani, valli e colline, non per dominare la valle ma, quasi a proteggerla, ad accarezzarla con lo sguardo.

Città antica, conosciuta già in epoca romana con il nome “Recinetum”, conobbe il suo massimo splendore nel XIV secolo. Infatti i monumenti più significativi sono proprio di quel periodo. Essa è una piccola città, ma ricca di monumenti e palazzi belli e storici, come Casa Malpeli del 400, con i suoi quattro archi murati in cotto.

Altro gioiello architettonico è il bellissimo Palazzo Venieri arricchito dall’originale orologio sull’arco-balcone che si affaccia sulla panoramicissima fascia costiera- e con la scritta “Volat Irreparabile Tempus”… Ahimè niente di più vero! E poi il Palazzo Roberti, considerato il più bello della città, con la sua magnifica scala monumentale e le delicate decorazioni in travertino.

Ed ancora il Palazzo Leopardi, dove il nostro Giacomo nacque, visse e “lesse” i 25000 volumi della biblioteca di casa, libri che furono gli amici più cari della sua solitaria gioventù.

In questa cittadina sono tanti i luoghi che si richiamo a lui ed ai suoi versi. Troviamo Piazzetta “Sabato del villaggio” in onore della sua struggente poesia, piazza su cui si affaccia Palazzo Leopardi e la casa di Silvia. La Torre del “ Passero Solitario”, nel cortile del chiostro di Sant’ Agostino ed ovviamente l’immancabile “Colle dell’Infinito”, che poi non è altro che la sommità del monte Tabor, da cui si domina un panorama vastissimo verso le montagne.

A Recanati si può entrare e uscire dalle sue meravigliose porte medievali: una, di origine ghibellina, Porta San Filippo, l’atra settecentesca, recentemente restaurata e riportata al suo antico splendore: Porta Marina, ed in fine Porta Roma, la più scenografica, che ha incorporato nella sovrastruttura la merlatura ghibellina.

Recanati ha avuto l’onore di dare i natali anche ad un altro artista, forse il più grande nel suo campo: Beniamino Gigli. Di lui si è detto che avesse: “una voce stupenda, uno smalto d’oro bianco-di platino quasi- distesa con lo stesso spessore su una gamma di almeno quattordici note, senza incrinature, senza macchia. Larga, sostanziosa in ogni suono, flessibile e carezzevole…”.

Alla sua morte, il Parlamento Italiano lo commemorò nella seduta del 3 dicembre 1957. In quell’occasione, un nostro uomo politico trovò le parole più belle e profonde per onorarlo: “Se l’Arte è sempre una particolare elevazione dell’animo umano verso l’alto, del credente verso Dio, nel caso di Beniamino Gigli essa si traduce nell’ interpretazione più viva dei sentimenti del popolo, in uno spirito di ambasciata nei confronti di altre nazioni; pare che diventi preghiera al cospetto di Dio e che sia un atto di umanità, di bontà nei confronti dei sofferenti…”

Potenza di una voce, potenza del canto che ci insegna che tutto ciò che ciascuno ha di buono deve essere usato, soprattutto, per aumentare il bene verso gli altri. Poter ascoltare la sua voce, girovagando in questo luogo gentile ed ospitale, ed ammirare il tramonto che dolcemente cala dietro queste colline metafisiche, sicuramente ci porterà a pensare: “il naufragar m’è dolce in questo mare”…

Rosanna Palumbo

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