Carlo III ed il Real Albergo dei Poveri: storia di una capitale europea

luglio 14, 2017 0 Comments Turismo
Carlo III ed il Real Albergo dei Poveri: storia di una capitale europea

Napoli nella storia-

Fu la volta in cui Napoli fu veramente una grande capitale europea. Lo si deve a Carlo III di Borbone, amato re di Napoli. Egli entrò in città, primo re che risiedette a Napoli, con il suo tesoriere al seguito che lanciava denaro al popolo festante. Questo gesto molto emblematico dimostra il reale interesse del re per Napoli e per i napoletani. La sua più grande ambizione fu quella di ammodernare ed abbellire la città e fra le numerose opere da lui fatte realizzare spicca il Real Albergo dei Poveri che fu e resta uno dei più grandi edifici d’Europa ed è l’opera incompiuta tra le più maggiori al mondo.

Napoli dal 1700 al 1861 ha avuto il più grande albergo dei poveri del mondo, mentre oggi in Italia i poveri dormono per strada! Questo albergo è un monumento alla solidarietà unico al mondo frutto non solo del pensiero di un sovrano illuminato ma anche di una tradizione di secoli di ospitalità e solidarietà propria del popolo partenopeo. La sua immensa facciata bianca illumina piazza Carlo III ma all’interno c’è solo il buio. Il buio del degrado e dell’abbandono. In quest’edificio, che il re aveva commissionato all’architetto fiorentino Ferdinando Fuga – per cui il Real Albergo dei Poveri è anche conosciuto come Palazzo Fuga – dovevano essere ospitati migliaia di persone. Esso rappresenta un unicum nel panorama culturale, sociale e politico della città di Napoli. Unicum per la scala urbana, per la sua rigorosa ed intelligente tipologia tanto che Stendhal lo definì:” Albergo dei poveri: Primo Edificio”. Esso è molto più grande di quella bomboniera tanto vantata a Roma che si chiama “ Porta del Popolo” e, soprattutto, spicca per l’originaria idea di auto-sostenibilità. Uno degli scopi di questo mega centro sociale fu quello di garantire i bisogni di sicurezza urbana, riprendendo fra l’altro la teoria della “ città modello rinascimentale”, in quanto per la sua costruzione furono occupati anche detenuti che lì alloggiavano, mettendo in atto il valore terapeutico del lavoro per la loro riabilitazione. Altri ospiti furono i piccoli orfani di cui, purtroppo, erano piene le strade del regno ed ai quali veniva insegnato un mestiere per renderli autonomi nella vita quotidiana.

Però, una delle categorie che più stavano a cuore a re Carlo, erano i veterani che erano tornati dalla guerra mutilati. Infatti, per il re chi aveva servito la Patria aveva il diritto di essere assistito e servito. Il Real Albergo dei Poveri è il simbolo della “pietà illuminata” : un edificio tipicamente illuminista, rivolto all’accoglienza della popolazione più povera del regno.

Nonostante i buoni propositi però, col tempo esso divenne un vero e proprio carcere: il “ Serraglio”, luogo dal quale non sarebbe più stato possibile uscire. Negli anni successivi, poi, in questi grandi saloni si sono susseguite infinite attività: una Scuola di Musica che ha fornito alle compagnie militari vari e provetti suonatori; una Scuola per Sordomuti; un Istituto di Rieducazione per Minorenni; il Tribunale per i Minori.

La forma architettonica del Real Albergo dei Poveri è, inoltre, estremamente articolata. In essa spicca una eccezionale scala monumentale austera e sapiente dove è facile immaginare i passi veloci dei piccoli ospiti e quelli più grevi degli adulti in esso ospitati che l’hanno percorsa infinite volte nel corso dei secoli. Il brillante architetto Fuga mise in atto in questa immensa struttura una lucida distribuzione delle funzioni, tra spazio coperto e scoperto.

I numeri del palazzo monumentale sono unici al mondo: la facciata è lunga 350 metri ( 100 in più della Reggia di Caserta), veramente notevole anche se era stata progettata con uno sviluppo di ben 600 metri; anche i corridoi hanno un notevole sviluppo lineare di corridoi nei quali si è trascinata, negli anni, una varia umanità sicuramente grata di avere un rifugio; ben 430 e più sono le stanze distribuite su 4 livelli; 8 metri è l’altezza della sala più maestosa che, agli occhi di qualche piccolo orfano, sarà assomigliata per la sua vastità al cielo con un coperchio sopra.

“Il grido del povero che sale fino a Dio ma che non arriva alle orecchie dell’uomo” sarà sicuramente echeggiato in questi spazi immensi, spazi che sembrano deserti ma che invece sono popolati da centinaia e centinaia di persone, non proprio in carne ed ossa , ma nella loro ”realtà anagrafica”. Sì, perché all’interno di questo palazzo, tra le sue stanze buie dimenticate, tra uno sprazzo di verde che vittorioso si è reimpossessato di un suo spazio tra il giallo scuro del tufo eroso dal tempo, è stato scoperto un archivio ! Centinaia e centinaia sono i registri che bisogna maneggiare con cura, perché la fragilità dei loro fogli spesso non consente di sfogliarli; registri con pagine perfettamente leggibili vergate con quella elegante grafia che usavano una volta. Quante persone e quante storie rivivono attraverso queste pagine ammuffite eppure ancora interessanti: atti di matrimoni e nascite provenienti da Ischia, Pozzuoli, Massalubrense e tante altre località vicine. Registri che, a quanto pare, hanno fornito anche un po’ di calore a qualche clochard, visto che ne sono stati trovati molti inceneriti o semibruciati. Anche questo atto vandalico è frutto della povertà, anche a questo è servito l’Albergo dei Poveri, perché la povertà non è solo privazione ma è soprattutto isolamento. Carlo III voleva riunire i poveri del suo regno in questa stupenda struttura perché sconfiggesse la povertà. E ciò non è solo un atto di carità ma è un atto di giustizia.

Rosanna Palumbo

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