Quel Presepe che racconta Salerno tra atmosfere e valori

gennaio 5, 2018 0 Comments Stili di vita 158 Views

Il “piccolo miracolo” del maestro Mario Carotenuto- di Rosanna Palumbo-

Al centro di una “Corte dei Miracoli” salernitana il maestro Carotenuto, nell’ormai lontano 1982, creò un “piccolo miracolo” : il Presepe dipinto del centro storico. Avvalendosi della collaborazione di improbabili San Giuseppe, Angeli, pastori e viandanti, il grande maestro nell’arco di 14 anni ha dato vita ad un presepe della quotidianità, dove tutto è reale, attuale e, soprattutto, interessante.

Al contrario del classico presepe napoletano dove tutto è sfarzoso, ridondante, ricco anche nelle ambientazioni più povere, nel presepe salernitano invece tutto è privo di retorica; l’autore ha preferito “un’aria di compostezza e di silenzio, il silenzio e l’attesa per un evento che è stato il più bello del mondo.” Il maestro Carotenuto lo ha immaginato ambientato in un piccolo paese della nostra provincia, ricco di piccole cose.

 

 

 

La fatica e la semplicità animano le scene mai teatrali ma soltanto caratteristiche e naturali. Ogni personaggio del presepe riesce a suggestionarci con la sua genuinità e con la soavità e la modestia del suo volto, così intenso, rude, marcato e a volte austero, creando un meraviglioso connubio tra tradizione e modernità. E’ davvero una sorta di  “ Presepe Vivente”: esso è vivo, vivo con i suoi personaggi ricchi di vita, vivo per i Salernitani che facilmente possono riconoscevi: la sagoma  di frà Generoso Muro che girava per le strade di Salerno chiedendo l’elemosina; dell’ex sindaco Menna che posò alla fantastica età di 101 anni, ben noto alla popolazione per i suoi 20 anni di governo; dell’ex sindaco Vincenzo De Luca con indosso la fascia tricolore, dell’antiquario Agostino Rizzo con la sua aria di signore d’altri tempi; del poeta Alfonso Gatto con l’immancabile quotidiano sotto il braccio e la sua aria tranquilla; dell’autore stesso, illuminato dalla fioca luce della sua sigaretta; dell’intera famiglia Pagano e Pisapia; e  di moltissimi abitanti del Centro Storico, il vero cuore di Salerno.

 

                       

 

 

 

 

Una folla di personaggi, anzi no, di persone – per l’esattezza 72 – oltre agli oggetti, agli alberi e agli animali che il Maestro ha dipinto con colori acrilici su tavole di legno e che occupa tutta la sala San Lazzaro del Duomo di Salerno. Un presepe vivente perché lo spettatore lo vive; quest’ultimo  può infatti  interagire con esso perché è stato concepito seguendo un filo narrativo che coinvolge tutto e tutti. Famoso è l’episodio del cane che entra nella sala San Lazzaro  e che abbaia alla sua sagoma.

 

 

Ci si muove tutti come attori itineranti compartecipi del medesimo spazio sulla stessa dimensione fisica dei personaggi del presepe. Ci si può complimentare con don Giovanni Toriello, parroco della Cattedrale, e con Monsignor Pollio che vollero la creazione di un presepe per risollevare il centro storico distrutto dal terremoto dell’ ’80. Ora li troviamo, reali più ché mai, in adorazione davanti alla Natività. Ovviamente, non poteva mancare Peppe Natella, “ genius loci et auctor” del presepe che “tampinò” per un’intera estate il maestro Carotenuto costringendolo quasi  a presentare un bozzetto a don Giovanni e a monsignor Pollio. Peppe Natella  ha inoltre collaborato con tutta l’equipe della bottega San Lazzaro, realizzando i fondali e le scenografie senza disdegnare il lavoro manuale. Infatti, nel laboratorio lo si poteva trovare mentre segava e ritagliava le sagome dipinte dal maestro. Peppe Natella è presente con sua moglie Adriana Pagano e sua figlia Rossella rappresentata come angelo  che sovrasta la grotta, la Madonna ha il volto di Annamaria Rocco,  San Giuseppe di Enrico D’Antonio e tanti volti noti e meno noti della Salerno antica.

Un lavoro corale, dunque, che riunisce in sé i sentimenti basilari della vita umana. Vi ritroviamo un nuovo rapporto tra umano e divino, una ricerca interiore dettata dall’amore che ripropone l’immagine di cose totalmente note e familiari che, per la loro purezza e semplicità, non hanno nessun bisogno di interpretazione. In questa antica Sala si viene rapiti dal silenzio quasi sacro che vi regna, dall’intensità delle scene della Natività, inserita nella mistica penombra delle due Absidi trecentesche; dall’accentuato realismo della rappresentazione del “Pranzo di Natale” e “L’Annuncio”, scene di vita normali in apparenza ma cariche di significato e spiritualità. Il maestro Mario Carotenuto ha così  regalato un pezzetto di immortalità a Salerno e ai Salernitani. Grazie!

 

Fotografie a cura di Gaetano Clemente

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