Con il linguaggio universale della Musica, una preghiera per la “sposa del deserto”

maggio 12, 2016 0 Comments Stili di vita 162 Views
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Violentata e profanata, Palmira irradia il mondo con la speranza- “La Bellezza salverà il mondo”, parole stupende dette da un grande russo – Fiodor Dostoevskij – e grazie ad un altro russo – Vladimir Putin – si sono avverate.

Il 5 maggio la bellezza si è sostituta all’orrore, dove prima scorreva il sangue delle vittime dell’ISIS ora, le note di Bach, Shchedrin e Prokofiev hanno inondato l’anfiteatro di Palmira.
Note suonate dall’orchestra del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, diretta da Valerij Gergiev.
Il Concerto è stato intitolato : “ Con una preghiera per Palmira: la musica fa rivivere le antiche mura.”

Palmira uno dei siti archeologici più spettacolari della Siria e tra i più importanti del Medio Oriente, deve il suo nome alla grande oasi di palme, quasi come un lago verde fra le ardenti sabbie del deserto. Costruita in una posizione strategica, a metà strada tra il Mediterraneo e L’Eufrate, consentiva alle innumerevoli carovane di attraversare il deserto in tempi più brevi.
Palmira conservò a lungo la propria indipendenza, toccò l’apogeo di ricchezza e potenza agli inizi del III° secolo, fino ai primi anni dell’Impero Romano, di cui poi divenne vassalla. Palmira è stata sempre identificata con la sua grande regina Zenobia, la “Cleopatra delle sabbie” , “la Regina ribelle” che osò sfidare Roma.
Palmira, Patrimonio Culturale Mondiale dell’UNESCO, dopo la sua definitiva scomparsa nel 634, fu riscoperta da alcuni mercanti inglesi nel 1678 e la prima spedizione, sempre inglese, che ci ha fornito una serie di splendidi bozzetti e schizzi, si è avuta nel 1691.

Gli antichi l’avevano chiamata “la sposa del deserto” per la sua grande bellezza e per la fresca accoglienza delle sue oasi. Palmira città onirica, che possiamo paragonare ad una Venezia del deserto, per la preziosità della sua architettura, dei suoi splendidi colonnati infilati dentro un mare di sabbia.
Anch’essa “Serenissima” nei suoi silenzi, adagiata come una sposa in ascolto dei suoni del deserto e nascosta a occhi indiscreti dalla collina di Qalaat Fakhr ad Din al-Maani.
Ricca di gioielli architettonici unici al mondo come : “ La Via Colonnata “ diventata simbolo di Palmira, la cui nitidezza ed armonia sembrano quasi sovrumane. Larga 11 metri e lunga 1100 è una trina che si srotola nel deserto partendo dallo spettacolare Arco di Settimio Severo.

Che dire poi del Teatro dove si è tenuto il concerto. Bellissimo- costruito nel II° secolo d.C.- con il suo pronao decorato con 10 nicchie curve e 10 rettangolari alternate le une alle altre ed il palcoscenico di 45 m. per 4,5 , il 5 maggio ha ospitato più di 750 spettatori, quasi tutti cittadini di Tadmor e diversi ministri e responsabili dell’esercito nazionale e dell’esercito russo. Le vecchie pietre levigate dal vento del deserto sono ritornate a vivere e a splendere con la musica.

Putin ha definito questo concerto : “Un gesto umanitario, un atto di riconoscenza verso chi combatte il terrorismo, anche a costo della vita. “ Ha ringraziato poi i musicisti che hanno dato prova di grande coraggio e di una grande forza, esibendosi in un Paese in guerra, vicino a dove si combatte ancora. Onore a loro ed a Putin che si è impegnato a restituire Palmira alla sua dimensione naturale di tesoro culturale, dopo aver contribuito decisivamente alla sua liberazione ed alla sua bonifica.

Infatti il 27 marzo scorso l’esercito siriano, sostenuto dall’aviazione russa, recuperò il controllo di Palmira che era stata in mano all’ISIS per 10 mesi, e da loro violentata e profanata con l’esecuzione di alcuni prigionieri nello stesso teatro romano dove si è tenuto il concerto. Ora la luna quando illumina le rovine di questo anfiteatro non illuminerà più solo i fantasmi degli antichi attori ma anche di queste vittime sacrificali della bestiale violenza dell’ISIS.

Qui si è consumata una grande tragedia contro l’arte e contro l’umanità. Speriamo che le note che vi hanno riecheggiato siano servite a coprire le urla di orrore. Palmira è un miraggio, tutta. Dopo queste grandi tragedie una serenità innaturale ammanta templi e rovine, piazze e terme.
Il vento caldo del deserto continua a scivolare tra colonna e colonna. “Sposa del deserto” ritorna a riposare ammantata dal silenzio che ti circonda. Salam.

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