Il mondo in un telefono ?

aprile 10, 2018 0 Comments Stili di vita 609 Views
Il mondo in un telefono ?
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Stili di vita – Rosanna Palumbo-

Secondo uno studio, tre oggetti sono considerati essenziali nella vita moderna: le chiavi, i soldi e il telefono cellulare. Secondo una famosa pubblicità: “Una telefonata ti allunga la vita” … e così è stato per l’ing. Martin Cooper, oggi novantenne, che il 3 aprile 1973 fece la prima telefonata da rete cellulare. Oggi, aprile 2018, Martin Cooper non ha smesso di essere in prima linea nel mondo delle tecnologie; infatti, ha all’attivo ben 11 brevetti ed è il fondatore e l’Amministratore Delegato di una importante azienda della Silicon Valley, la Array Comm. E’ stato l’inventore del telefono cellulare, dopo aver visto una puntata di Star Trek in cui il capitano Kirk usa un aggeggio simile per comunicare con i suoi uomini: ebbe “un’illuminazione” e cercò di riprodurlo. Ora, con grande umiltà, dice: ”Io ho pensato il concetto, ma il risultato è stato ottenuto da un grande lavoro di squadra, centinaia di persone che hanno fatto in modo di dar corpo ad una visione”. Visione, per lui , non ancora completata, perché ci sta ancora lavorando e cercando di migliorarla.

Il concetto di un telefono senza fili è un concetto davvero importante, perché attraverso di esso il mondo tutto ha cambiato il suo modo di comunicare. Quando Martin scherzava con i suoi collaboratori, diceva che l’assegnazione del numero telefonico avrebbe segnato la nostra esistenza: “Quando nasci hai un numero telefonico, quando non lo hai più vuol dire che sei morto.” Scherzi a parte…, ora il numero di telefono non indica più un luogo o una scrivania, ma una persona … : insomma, una vera rivoluzione! Ogni mattina un essere umano si sveglia, fa colazione e sa che dovrà accendere quanto prima il suo smartphone per mettersi in contatto con il mondo!

E pensare che la prima telefonata fu fatta da un cellulare che pesava solo un chilo o poco più, grande come una scarpa e con l’autonomia di ben mezz’ora; per la ricarica ce ne volevano oltre 10 di ore e l’autore fu Martin Cooper. Le prime parole furono:” Joel, this is Marty”. “ Noi alla Motorola ce l’abbiamo fatta, la telefonia cellulare è una realtà”. La telefonata venne fatta dalla 6th Avenue di New York al telefono fisso del suo amico-rivale Joel Engel, ricercatore dei Bell Labs AT&T, che lavorava nella sua stessa direzione, anzi, era stata proprio la Bell a iniziare la ricerca nel 1947.
Martin Cooper chiamò da un Dyna (che non sta per dinosauro!…) TAC, acronimo di Dynamic Adaptive Total Area Coverege, un apparecchio lontano un’era geologica dagli smartphone di oggi. Se questa chiamata è scritta nei libri di storia della tecnologia, va detto che da quel giorno ne dovette passare di acqua sotto i ponti prima che il telefonino venisse commercializzato! Tanta acqua, tanta ricerca e tanti soldi dopo, precisamente nel 1983, il cellulare iniziò a diffondersi tra le persone più abbienti, anche a causa del suo costo : 3.995 dollari. E divenne un vero e proprio status symbol. Dopo di allora lo sviluppo è stato velocissimo diventando un oggetto di massa, molto più sottile e meno ingombrante.

Questa crescita esponenziale ha aperto la strada ad una modalità “always-on”, che vede gli utenti sempre connessi e raggiungibili in ogni momento della giornata. Ovviamente ciò ha portato con sé una serie di elementi positivi e di semplificazioni, come l’accesso veloce a molteplici informazioni, la possibilità di rimanere facilmente in contatto con persone lontane e di conoscerne di nuove. Secondo Martin Cooper, poi, l’evoluzione dello smartphone porterà ad una grande rivoluzione, perché oltre che a leggere le mail e guardare la TV, con esso si potrà studiare o lavorare in qualsiasi momento e dovunque, di conseguenza, potrebbe portare l’educazione e la cultura lì dove oggi non arrivano.
L’altro cambiamento radicale, per l’ing. Cooper, si avrà in medicina. Il sistema sanitario oggi è basato sulle cure che si ottengono dopo essersi ammalati; per Martin, “la comunicazione wireless ci potrà consentire di avere dei sensori che saranno in grado di comunicare le nostre condizioni di salute in maniera costante, e fare in modo di evitare di ammalarci. “ … Fantascienza per ora, ma … scienza fra non molto!

La cosa importante, da non trascurare assolutamente nell’uso di questi apparecchi, è l’etica. Spesso, dietro lo schermo ci si sente invisibili, più protetti e con meno freni inibitori e ciò lascia spazio a comportamenti, a volte, veramente scorretti, con il rischio di esporsi agli effetti di eventuali abusi. Abbiamo guadagnato un tipo di libertà per perderne un’altra. Possiamo comunicare liberamente, ma abbiamo perso la privacy. Infatti, il fatto di poter essere in contatto potenzialmente sempre, rimpicciolisce gli spazi individuali e potrebbe interferire con la formazione della propria identità personale. Perciò è importante evitare che lo smartphone diventi l’unico modo o quello prevalente di imparare, comunicare o mettersi in relazione con qualcuno, come sempre più spesso avviene tra i più giovani.
Cellulari e rete, come abbiamo detto, avvicinano le persone; siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati, ma esistenzialmente sempre più soli. Le relazioni che si creano unicamente nel virtuale sono relazioni incomplete. E, come disse Charles Dickens: “La comunicazione elettrica non sarà mai un sostituto del viso di qualcuno che con la propria anima incoraggia un’altra persona ad essere onesta e coraggiosa.” Ed allora ci viene spontaneo dire, soprattutto ai giovani: gente, non siate patetici, smettete di vedere il mondo dallo schermo di un cellulare, alzate lo sguardo e vivete davvero!

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