Gino Bartali: la grade umanità di un campione

maggio 12, 2018 0 Comments Stili di vita 497 Views
Gino Bartali: la grade umanità di un campione

Il Giusto tra e Nazioni , ora è Cittadino d’Israele-di Rosanna Palumbo
“Sant’Ignazio nei garretti”: così lo definì un grande commentatore sportivo, Gianni Brera, riferendosi alla sua grande fede religiosa ed alla sua grinta, specificando che la difficile conciliazione della morale con la vita corrente era espressa dalla sua rabbia agonistica. Non la dolce rassegnazione del mistico, bensì la grinta dei guerrieri. Questi era Gino Bartali, “Ginettaccio” come veniva chiamato per via della sua lingua tagliente e del suo “caratteraccio” spesso scontroso. Bartali, comunque, era molto religioso e la sua era una religiosità profonda e attiva. Papa Pacelli è stato un suo grande tifoso, tanto che lo ricevette in udienza privata, dopo l’impresa al Tour de France del 1948, per congratularsi con lui. Gli propose anche di presentarsi nelle liste della DC, cosa che Bartali rifiutò affermando che : “Dire di no al Papa è come dire no al Padreterno, ma devo rifiutare per rispetto di una parte dei miei tifosi”.
Guareschi , giustamente, scrisse che anche Peppone tifava per lui … Gino è stato un uomo molto generoso e con coraggio da vendere, ha fatto tanto ma nel suo consueto modo schivo e discreto. Infatti, ha sempre detto che: “Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.” E quante medaglie ha appese alla sua anima! Il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, nel 2013, lo riconobbe “ Giusto tra le Nazioni”, in quanto Ginettaccio aveva contribuito a salvare quasi 1000 ebrei tra il 1943 e il 1944. Sono solo 525 gli italiani che hanno meritato questo riconoscimento da parte dello Yad Vashem, il Sacrario della Memoria Israeliano, riconoscimento attribuito secondo il precetto talmudico :”Chi salva una vita salva il mondo intero”. Questo è il riconoscimento più alto per i non ebrei che, durante l’Olocausto, hanno rischiato la vita per salvare anche un solo ebreo. In cima alla lista, sulla lapide di marmo nel giardino dove sono piantati gli alberi dedicati ai giusti, c’è il nome di Gino, Gino Bartali.
Quest’ultimo ebbe il coraggio di trasportare i documenti falsi destinati a scongiurare le deportazioni, importanti pezzetti di libertà nascosti nella canna della sua bicicletta, la mitica Legnano. Con la scusa degli allenamenti Ginettaccio, mettendo a repentaglio la propria vita, fece la staffetta della rete clandestina ebraico – cattolica di Firenze, voluta dal Rabbino del capoluogo toscano Nathan Cassuto e dal Cardinale Elia Angelo Della Costa, arcivescovo della città già riconosciuto “giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem. Bartali iniziò, allora, ad andare avanti e indietro tra Firenze e Assisi per portare i documenti stampati dalla tipografia clandestina della famiglia Brizzi, e permettere agli ebrei di fuggire. E, come ricorda Susanna Cassutto, la figlia del rabbino: “ Li portava sotto la sella della bici. I tedeschi lo fermarono spesso ma lui, con una faccia da ingenuo, rispondeva: sono un campione e mi devo allenare, per questo sono sempre in giro. Controllatemi pure ma non toccatemi il sellino, che l’ho sistemato in modo da non farmi male.” Un’opera silenziosa e continua, 1milione e 200mila chilometri in sella alla sua bicicletta e non solo per gareggiare o allenarsi ma anche per dare ascolto al suo cuore. Un’impresa eroica che riempie di orgoglio la famiglia Bartali, che questo mese di maggio sarà a Gerusalemme perché il Giro d’Italia è partito da Israele. Con le prime tre tappe, una a cronometro attorno alle mura di Gerusalemme, una che attraverserà la Galilea partendo da Haifa e che passerà vicino a Nazareth, e una terza nel deserto del Negev.
E’ un Giro d’Italia che comincia in onore e in memoria di Gino Bartali. Per gli Israeliani, Bartali non è solo un campione di ciclismo ma soprattutto un campione di vita e di umanità. E’ conosciuto in tutto il Paese, gli Israeliani hanno iniziato con un primo ringraziamento riconoscendolo “Giusto tra le Nazioni”; il 2 maggio invece, all’interno di una solenne cerimonia che si svolgerà al Museo dell’Olocausto e che è stata organizzata insieme alla Israel Cycling Academy, Gino Bartali otterrà ufficialmente in memoria la cittadinanza onoraria dello Stato Ebraico. Bartali è stato un personaggio meraviglioso: se è vero che Coppi era il Mito, Bartali era l’Uomo che dal suo carattere, riusciva a tirare fuori le cose migliori.
Toscano purosangue, nacque in un piccolo paese di campagna della provincia di Firenze, Ponte a Ema. Il suo destino è iniziato a 12 anni quando, ancora bambino, lasciò gli studi e andò a lavorare in una officina meccanica di bici e, poco tempo dopo, iniziò la sua grande avventura sulle due ruote. Ginettaccio trionfò nel Giro d’Italia nel 1936 e nel 1937 e Girardengo, che lo preparava, capì che sarebbe stato l’uomo giusto per battere i francesi al Tour, cosa che fece. Ma l’impresa che lo proiettò nell’Olimpo del ciclismo e della storia italiana avvenne nell’estate del 1948 durante il Tour de France. Sicuramente è una leggenda il fatto che, grazie proprio a questa impresa, si scongiurò la guerra civile in Italia ma … Sta di fatto che dopo l’attentato a Togliatti del 14 luglio del’48, mentre le masse comuniste minacciavano l’insurrezione e l’atmosfera si era surriscaldata, l’Italia si risvegliò patriottica e l’impresa di Bartali riuscì a placare gli animi. Bartali aveva un ritardo di 21 minuti su Bobet ma, sfruttando il suo punto di forza di scalatore eccezionale, aspettò le montagne e vinse la tappa Cannes – Briancon, con ben 20 minuti di anticipo. Grande Bartali! L’Italia, sconfitta dalla guerra, vince contro la Francia “ E i francesi ci rispettano / E le balle ancora gli girano …”. Perduta l’identità nazionale, ancora sofferente per la lotta contro il nazifascismo ed i bombardamenti degli alleati, l’Italia ha bisogno di ritrovarsi, di sperare e di identificarsi. E lo fa con il ciclismo e con uomini come Bartali, con “ Quel naso triste come una salita / Quegli occhi allegri da italiano in gita “, che ha fatto in modo che migliaia di italiani tornassero a sperare. Gino Bartali, una sorta di Garibaldi della bicicletta perché aveva unito l’Italia pur dividendola nel tifo tra lui e Fausto Coppi, l’eterno “brontolone” dello sport, “Tutto sbagliato, tutto da rifare”, “Giusto tra le Nazioni”, è ora Cittadino d’Israele.

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