Atmosfera pasquale in un borgo cilentano: Cannalonga

marzo 25, 2016 0 Comments Stili di vita 205 Views
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La semplicità di un culto antico.

Venerdì Santo, in tutta Italia si svolgono non solo processioni in onore di Gesù morto ma autentiche rappresentazioni, con centinaia di figuranti, servendosi a volte di notevoli mezzi. Una delle rappresentazioni più antiche della Passione di Cristo, si svolge fin dal tredicesimo secolo a Savona … bellissima ed importantissima. Molto famose e molto seguite anche quelle di Enna, di San Severo di Procida e di Sulmona, conosciute anche all’estero.

Spesso queste rappresentazioni religiose servono anche per richiamare turisti e perciò si inizia a prepararle un anno prima, con grande attenzione e dedizione.

Io, invece, amo la processione del venerdì Santo che si svolge a Cannalonga, piccolo borgo del Cilento.
Essa è di una semplicità struggente, nell’aria si respira una religiosità antica, senza orpelli e senza preparazioni. E’ solo il sentimento religioso, la pena, il dolore , che accompagnano la splendida statua lignea in legno locale, che viene portata in processione dalle “Verginelle”: fanciulle vestite di bianco che spesso indossano gli abiti da sposa delle loro mamme o delle loro nonne. Questo Cristo con l’espressione sofferente, con la sua corona di spine e le sue ferite , contrasta notevolmente con la portantina su cui è adagiato. Questa portantina è completamente ricoperta di teli bianchi con ricami finissimi.

Che gioia per le ricamatrici quando vengono scelte le loro opere su cui adagiare il Cristo! Che valore incommensurabile acquista il loro lavoro, le ore ed ore passate a ricamare, tra un lavoro e l’altro, tra la campagna e la casa da accudire, per realizzare un dono, per fare cosa gradita a Gesù! Che genuinità una fede così! Donare ora al Cristo per alleviare le sue sofferenze di allora. E come è suggestiva la Madonna Addolorata che accompagna suo figlio in processione. Così piccola da sembrare una bimba, con gli occhioni mirabilmente scolpiti, pieni di lacrime che traboccano e anch’essa con un ricamo finissimo, un fazzoletto che stringe fra le sue piccole mani, ma che non basta ad asciugare le sue lacrime. Essa viene portata dalle donne della “Confraternita di Santo Toribio Mogrovejo”, vestite di scuro con una mantella di velluto rosso rubino . Esse hanno l’onore di portare a spalla la statua della Madonna ed il suo dolore.
Tutto ciò si svolge di notte, la processione inizia al calare delle tenebre, forse per rendere più cupo il dolore che la pervade o per far risaltare le tante candele accese che vengono portate da tutti i partecipanti. Che tenerezza vedere i bambini che cercano di riparare dall’immancabile vento le fiammelle delle loro candele, per non farle spegnere. Che suggestione ascoltare i canti di dolore , in un latino maccheronico così arcaico da essere incomprensibile, ma che rivaleggiano con i canti gregoriani per la loro maestosità. Anche il percorso è suggestivo, si gira tutto il paese perché tutto il paese aspetta il suo Cristo Dolente e, per affermare la propria presenza agli occhi del Figlio di Dio, si accende una luce dietro ogni finestra di ogni casa. Dalla semplice candela di cera alle lampade in argento o cristallo, luci, luci, tante luci in un paese tenuto al buio proprio per far risaltare queste fiammelle che fanno strada al Cristo. Queste fiammelle che sono un segno di speranza nell’oscurità del dolore e di cui mai come oggi ne avvertiamo il bisogno.

In questo grande dolore , che a volte pare ci sommerga a causa delle tante stragi senza senso, senza nessuna motivazione, mi piace poter pensare che ci sono tante piccole luci che possono diradare le ombre di questo nuovo oscurantismo e di questo antico dolore!

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