Agricoltura: storia di amore e rispetto per la terra.

gennaio 30, 2016 0 Comments Stili di vita 148 Views

C’era una volta la terra e l’uomo che la coltivava con rispetto, con fatica e con amore. Poi sono arrivati i pesticidi, i prodotti di sintesi ed il rispetto è venuta a mancare. Io vivo in una zona agricola di montagna dove non solo è venuto a mancare il rispetto per la terra, ma è venuto a mancare anche l’amore. Eppure l’agricoltura, soprattutto quella biologica, salva le montagne e le colline.
Ma cosa si intende per coltura biologica? Il termine “biologico” deriva dal greco “biologos” : da “bios” (vita) e “logos” (parola), quindi una parola che ha per significato il rispetto della vita. Infatti, l’agricoltura biologica è un metodo di produzione che non utilizza sostanze chimiche di sintesi, conserva e migliora le caratteristiche del suolo, rispetta le forme di vita e gli organismi utili. In Italia esiste un’azienda che produce insetti: è una bio-fabbrica perché i parassiti allevati vengono usati per la difesa dei prodotti al posto della chimica. Completa il ciclo biologico della salvezza del territorio la piantumazione di siepi ed alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni. L’agricoltore deve esser il custode del territorio. Io ricordo quando i contadini erano orgogliosi di ciò che riuscivano a realizzare nei propri campi, quando bonificavano e rendevano fertili pezzi di terreno scoscesi trasformandoli in bellissime terrazza ricche di frutta e verdura, spinti solo dall’amore per quel pezzo di terra che gli era stato affidato dai genitori, dai nonni o che erano riusciti ad acquistare. In questo caso non parliamo solo di agricoltura o allevamento biologico, parliamo addirittura di “stile di vita biologico”. Gli agricoltori conducevano uno stile di vita dettato dai ritmi della natura, dal cambiamento delle stagioni, dal passare delle ore. Si raccoglie quello che si semina. L’agricoltore non vendeva solo merci, ma servizi; non era un soggetto anonimo, ma si sentiva gratificato per aver portato a termine ciò in cui aveva messo tutto il suo cuore e la sua passione. L’Italia è la nazione più “green” in Europa, per qualità ed estensione di colture biologiche. Per fortuna, molti giovani hanno compreso l’importanza del biologico. Statisticamente le aziende “bio” sono guidate da giovani in possesso di un titolo di studio mediamente elevato e molto attenti alle nuove tecnologie ed alle forme di sviluppo. Insomma, realtà tradizionali che si uniscono alle nuove realtà di agricoltura urbana che maggiormente valorizzano il territorio e i mercati locali, offrendo concrete occasione di lavoro per i giovani. “Green renaissance” , braccia che ritornano all’agricoltura con una solida competenza teorica, ma anche con la disponibilità ad imparare da chi ha fatto pratica prima di loro. Molti giovani hanno optato per il biologico, sia per una ragione etica, ma anche perché il “bio” è remunerativo. Infatti, che soddisfazione dopo aver lavorato poter rispondere alla domanda …”Ma hai guadagnato ?…” “Sì, col cavolo !”

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