A Napoli “Labirinti e Percorsi Alternativi”nella Casina Pompeiana

febbraio 16, 2018 0 Comments Stili di vita 723 Views
A Napoli “Labirinti e Percorsi Alternativi”nella Casina Pompeiana

I simboli- di Rosanna Palumbo-
In una mattinata spazzata dal vento che rendeva la Villa Comunale di Napoli un luogo “d’altro tempo e d’altra vita”, la Casina Pompeiana ha rappresentato “un percorso sicuro”!
Il 10 Febbraio Campania Felix, un’associazione che cerca di promuovere la cultura napoletana in ambito nazionale ed internazionale, e l’ Associazione Alef esoterica, che si occupa di approfondire il significato dei simboli ed il loro linguaggio, a cura del prof. G.F.Carpeoro, hanno offerto un’interessante seminario su : “Labirinti e Percorsi Alternativi”.

Nell’antichità il Labirinto simboleggiava il caos primordiale e lo sforzo di imporgli un ordine. Esso è innanzitutto un disegno geometrico più o meno complesso, costituito da varie linee e corsie disposte in una spirale oppure in un quadrato che tracciano un percorso verso il centro. L’ingresso del labirinto, sia esso spiraliforme o di forma quadrata, coincide con l’uscita. Ciò evidenzia la sua ambivalenza simbolica, ovvero la vicinanza, la sovrapposizione se non addirittura la coincidenza tra significati opposti.

Il prof. Carpeoro ha illustrato la differenza simbolica tra la spirale, un percorso perfetto che porta dal centro alla periferia e viceversa senza possibilità di errore, ed il labirinto, dove sia per entrare ed accedere alla parte più interna che per uscirne è indispensabile non sbagliare percorso. Infatti, nel labirinto a forma quadrata esistono percorsi giusti e percorsi sbagliati, mentre in quello circolare esiste unicamente un percorso esatto. Il suo disegno spiraliforme ricorda un serpente arrotolato, le viscere e le molteplici anse dei meandri del cervello.

Non esiste popolo o mito che non abbia il suo labirinto. L’uscita dal labirinto può avvenire in due modi: uno, quello della strada inversa all’entrata, l’altro , quello verticale, volando verso l’alto. Tutto ciò è ben rappresentato e spiegato dal mito di Teseo. Ma innanzitutto, cosa è un mito e qual è la differenza tra mito e simbolo? Quest’epoca non si occupa molto di simboli, anzi se ne occupa senza accorgersene, ovvero non se ne occupa in modo lineare bensì, se ne occupa di riflesso. In sostanza, i simboli sono la base di qualsiasi tipo di comunicazione, sono segni nel contesto di un linguaggio. Il termine simbolo deriva dall’unione del prefisso “σύν «insieme» e βάλλω «gettare», avente il significato approssimativo di “mettere insieme” due parti distinte.
” -insieme- con il verbo greco “ballo”-getto e quindi, letteralmente, “getto insieme” o meglio “metto insieme”. Ognuno di noi parte dal simbolo per arrivare da qualche parte. In effetti tutta la realtà che ci circonda, ovvero tutto quello che osserviamo e di cui parliamo, necessita della mediazione dei simboli per collegare una realtà tangibile ad una puramente intellegibile.
Il simbolo è una rappresentazione, una presenza scenica complessa che indica un piccolo universo di senso, di significato che, dalla superficie che appare, permette di scendere in profondità per arrivare all’archetipo. Il mito è una riproposizione di un archetipo. Per esempio, il labirinto e la spirale, sono l’archetipo del nostro patrimonio genetico, raffigurando un cammino, un percorso, l’emblema universale della ricerca dell’infinito e, dunque, del “non plus-ultra”, del non-limite da parte di noi esseri finiti e limitati. Da sempre, oltre ad essere il simbolo di un luogo, ci parla della complessità del mondo, della vita e della morte, del bene e del male, della perdizione e della redenzione.
Il labirinto, che rappresenta noi stessi, parla anche di solitudine, di angosce e di paure e non possiamo uscirne, possiamo solo muoverci al suo interno commettendo infiniti errori. Ma nulla vi è più importante degli error prchè gli errori  le cose giuste. Il Labirinto più conosciuto è sicuramente quello cretese: il Dedalus dal quale si è potuti uscire in due modi. Uno con il famoso “filo di Arianna”, un gomitolo da srotolare all’andata per ritrovare l’uscita; l’altro volando come fecero Dedalo ed il figlio Icaro. Il filo di Arianna, è il filo mentale che tiene insieme e traccia i confini del nostro spazio esistenziale. Arianna rappresenta la nostra volontà razionale e, infatti, solo adottando un metodo possiamo arrivare al centro, vincere la lotta con “il male” e tornare indietro salvi, anche se trasformati ed iniziati ad una vita diversa. Concetto, questo, di cui si è appropriata anche la Chiesa Cristiana nel Medioevo.
Essa riscopre la potente forza trasformatrice del labirinto sulla psiche umana e lo propone come strumento meditativo, come simbolo di vita, morte e rinascita in Cristo. Il labirinto come vita, la vita come labirinto. Fortunatamente, però, alla fine di questo affascinante convegno non si è avuto bisogno né del filo di Arianna, né delle ali di cera di Dedalo per raggiungere il delizioso buffet premurosamente offerto dagli organizzatori: Vincenzo Bevilacqua, Carmine Andeloro, Ciro Marino, Francesco Marrazzo

 

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