Caldo Natale : tepore e tradizioni a Cannalonga

gennaio 4, 2016 0 Comments Stili di vita 232 Views
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Caldo Natale. Da poco è passato il Natale  ed io  conosco un posto dove il Natale è veramente caldo e…non sono i tropici! C’è un piccolo paese del Cilento, Cannalonga, a pochi chilometri da Vallo della Lucania, dove le tradizioni resistono imperterrite nonostante il passare degli anni ed il cambio generazionale.

La vigilia di Natale, la notte del 24 dicembre, il paese viene “riscaldato“ dal grande “fòcaro“ che da innumerevoli decenni viene acceso per riscaldare il Bambino Gesù. Già da una settimana prima si inizia la raccolta della legna; qualche anno fa si usava fare questo grande falò proprio al centro della piazza del paese: un grande quadrilatero racchiuso dal Palazzo Ducale, il Comune , il posto di guardia e la vecchia scuderia. Ora questo falò viene acceso in uno spazio appositamente creato, a cavallo del fiume che divide il paese in due. I ragazzi portano grandi tronchi d’albero e interi rami e qualche vecchina anche piccoli pezzi di legna , perché tutti vogliono partecipare per riscaldare il Divino Bambino. Si crea così una catasta alta più di due metri e con una base veramente molto grande. In questo piccolo paese spesso è successo che nel periodo natalizio – non quest’anno purtroppo – nevicava, rendendo così tutto molto suggestivo: vedere il paesaggio circostante ricoperto e addolcito dal manto nevoso, il fuoco che si innalza alto nel cielo con le “monachine”che si confondono con i fiocchi di neve, ti faceva sentire veramente partecipe del miracolo del Natale. Alla fine della messa, dopo che tutti in fila si sono recati all’altare per baciare il Bambino  -un’antica e preziosa statua lignea del ‘700 che nonostante il passare degli anni, in questa chiesa “al freddo ed al gelo”, non ha mai perso il sorriso – ci si reca tutti al “fòcaro“.

Qui, nonostante l’aria gelida proveniente dal fiume spesso ghiacciato, ci si riscalda davanti alle impetuose fiamme con la complicità di un buon bicchiere di “vin cotto“ bollente che viene offerto a tutti, credenti e non!  Si chiacchiera, ci si rivede da un anno all’altro, ci si abbraccia, si rispolverano vecchie amicizie e vecchi ricordi. Si mangiano gli struffoli di forma molto grande che fanno le donne in casa, le pastorelle squisite fatte con le castagne raccolte da loro stesse, qualche mese prima, nei grandi castagneti che circondano il paese. Devo dire che non ho mai visto alberi di castagno più belli dei nostri: alti, maestosi, con il tronco così grande che per cingerlo ci vogliono almeno 5 o 6 uomini  e che con il passare del tempo, invece di apparire più vecchi, sembrano solo più forti ed eterni, veri e propri capolavori della natura, sculture viventi lavorate dal tempo e dagli elementi naturali.

A Natale, in questo caratteristico luogo, c’è anche una sentita tradizione culinaria: è difficile che in qualche casa non si trovino le squisite zeppole di pasta cresciuta, rigorosamente fatte lievitare davanti al camino, coperte con un grosso strofinaccio di lino grezzo, per tenerle al caldo. Poi, prima di friggerle, vengono divise per farne, alcune  farcite con le acciughe ,che vengono chiamate “rospi”, altre, simili ai grossi ossi che nei cartoni animati mangiano i cagnolini, che sono le “ zeppole di Natale “ vere e proprie. Quante tradizioni, quanti ricordi  si portano avanti con il cibo. A quanti di noi basta il profumo di un ragù, di un dolce fatto in casa per farci rivivere momenti speciali o semplici attimi della nostra fanciullezza. Perché per noi mangiare non è mai solo mangiare! Perciò, in giornate in cui siamo giù di morale, un consiglio è quello di preparare un piatto che sappiamo essere evocativo per noi, e che riporta a galla un ricordo felice … Sicuramente faremo un sorriso! Il profumo degli struffoli, passati nel miele caldo , sicuramente ci farà sentire gli zoccoli delle renne ed i campanelli della slitta …anche a Pasqua.

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