Screening della patologia tiroidea

dicembre 5, 2015 0 Comments Salute 211 Views
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La tiroide è un organo a forma di farfalla situato nella parte centrale del collo. Sovraintende soprattutto nei giovani, ma fino all’età adulta, al metabolismo tramite la produzione dell’ormone tiroideo, chiamato in gergo FT3 ed FT4, dosabili con un semplice prelievo ematico.

In Italia si stima che ne soffrano intorno ai 6 milioni di persone, quindi all’incirca il 10 per cento della popolazione. Nella popolazione della provincia di Salerno di circa 1.000.000 di abitanti, vi sarebbero quindi, 100.000 potenziali soggetti con malfunzionamento della tiroide. La carenza di Iodio, infezioni e malattie autoimmuni, sono le principali cause delle patologie della tiroide. Purtroppo i sintomi ed i segni di un malfunzionamento della tiroide non sono sempre facilmente visibili.

Può capitare di vedere un una tumefazione al collo oppure un esoftalmo, termine tecnico per descrivere la fuoriuscita dei bulbi dalla cavità orbitarie (segno). Altre volte i sintomi del malfunzionamento possono essere nell’ipo funzionamento (dal nome di ipotiroidismo) e sono fondamentalmente legati alla stanchezza, apatia, stitichezza e gonfiore, con una facile tendenza a prendere peso.

L’ipertiroidismo invece causa ansia agitazione, tachicardia, diarrea e quindi sono spie molto più facilmente riconoscibili .

Lo screening serve per fare una diagnosi precoce, è rivolto a persone in buona salute che potrebbero avere una latente patologia della tiroide che, presa in una fase precoce, può essere facilmente curata. Lo screening, dunque, è una prevenzione secondaria della patologia (diagnosi precoce), mentre la prevenzione primaria (prevenzione delle cause), per la tiroide, consiste nell’assumere, nella dieta, una corretta dose di iodio.

Per questo si assume sale iodato, ovvero, un sale a cui sia stato aggiunto il sodio . Tale pratica non va fatta aggiungendo il sale iodato ad alimenti già salati altrimenti avremmo l’aumento della concentrazione di sodio nel sangue, con conseguenti problemi di ipertensione.

Un esame di screening è diverso da un accertamento prescritto dal medico, per identificare la natura di un disturbo.

Lo screening ha lo scopo di escludere una malattia , mentre gli accertamenti clinici comprendono un insieme di esami al fine di capire la natura di un disturbo.

Gli screening quindi si rivolgono a persone nella grande maggioranza sane. Ciò impone di non eccedere in accertamenti diagnostici, a volte, più invasivi e che comportano costi eccessivi per la collettività. Tuttavia, non sempre un esame, per quanto affidabile e moderno, si presta a essere un buon metodo di screening. Per essere utilizzato in questo contesto, infatti, un esame deve rispondere a precisi requisiti:

deve essere sicuro il fatto che lo screening si rivolga a persone che hanno un’elevatissima probabilità di essere sane, impone la scelta di test che comportino il più basso livello di effetti collaterali e rischi;

deve essere accettabile, cioè, l’indagine deve essere accettabile per le persone che saranno coinvolte. Un test molto efficace, ma che per le sue caratteristiche, risulti poco gradito alla popolazione di riferimento, è poco adatto a essere impiegato in un contesto di screening, perché la percentuale di soggetti che aderiranno al programma sarà inevitabilmente inferiore all’atteso;

deve poter cambiare il decorso della malattia. Non si ricorre allo screening se la diagnosi precoce non può cambiare il decorso della malattia;

in sostanza, non ha senso anticipare la diagnosi – e quindi fornire alla persona la consapevolezza di essere affetta da una patologia – se non sono disponibili trattamenti in grado di curarla o rallentarne il decorso in maniera significativa;

deve avere un costo sostenibile per la collettività (fase congiunturale economica negativa). Dal momento che lo screening si rivolge a popolazioni che possono essere anche molto ampie, ed è in genere pagato dal sistema sanitario regionale, occorre coniugare l’efficacia diagnostica del test, alla sostenibilità economica del programma;

deve essere il più possibile attendibile. Non esistono test diagnostici perfetti: un test è tanto più affidabile quanto più sa coniugare sensibilità e specificità .            La sensibilità è la capacità di individuare il maggior numero possibile di persone effettivamente ammalate, tra quelle sottoposte al test, ossia di dare il numero più basso possibile di falsi negativi. La specificità è la proprietà dell’esame di non diagnosticare erroneamente una malattia in chi non ce l’ha, ossia di dare il numero più basso possibile di falsi positivi.

Un esame, per essere considerato utilizzabile nell’ambito degli screening, deve quindi avere una specificità molto alta e un buon livello di sensibilità. Queste cinque regole dello screening sono perfettamente raggiunte dalla visita clinica del collo,   esame ecografico della tiroide con un profilo tiroideo laboratoris.

dr Catello Lambiase.

Esperto in Radiologia

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