Sulle tavole salernitane a Pasqua : dalla “Pasta di ieri” alla “Pastiera”

aprile 16, 2017 0 Comments Gusto 403 Views
Sulle tavole salernitane a Pasqua : dalla “Pasta di ieri” alla “Pastiera”

Il profumo ed il sapore. Insieme –

Prodotto agroalimentare tradizionale campano,  è d’obbligo sulle tavole in festa dei salernitani nella celebrazione della Santa Pasqua. A ciascuno la propria ricetta, grano passato o intero, più o meno cannella o acqua di fiori d’arancio, procedimenti diversi, ma tutti per ottenere la tanto amata  Pastiera.

600 grammi di ricotta di pecora, 500 grammi di zucchero, 6 uova, 600 grammi di grano cotto, 30 grammi di  burro, 400 ml di latte,   per il ripieno;  a dar colore : scorza di limoni e  canditi;  a dar profumo : acqua di fiori d’arancio e cannella in polvere. Perché la pastiera è prima di tutto profumo di dolcezza. Come un abbraccio è la pasta frolla che contiene questa bontà fatta con 600 grammi di farina, 300 grammi di burro, 300 grammi di zucchero, un pizzico di sale, 6 tuorli d’uovo.

E’ il suo profumo che pervade in questi giorni  le cucine, a sussurrarci che la Pasqua è giunta e va onorata. Per me è il profumo delle mani di mia madre che la prepara, amorevolmente, con la ricetta dellasuocera,tramandata, conservata  trascritta. E’ mia figlia che collabora alla sua realizzazione. Per me è profumo e sapore di casa. Perché nonostante la vita voli, restano le tradizioni da tramandare e da amare.

E’ simbolo di rinascita la Pastiera, preparata a Pasqua perché, secondo una leggenda avrebbe ridato una seconda vita a quattro pescatori. Questi erano rimasti in balia delle onde per un giorno ed una notte. Una volta a terra a chi chiese loro come fossero riusciti a resistere in mare così tanto tempo, risposero che avevano mangiato la “Pasta di ieri”, fatta con ricotta, uova, grano ed aromi. “Dalla pasta di ieri alla Pastiera”…

Secondo la leggenda mitologica, la sirena Partenope s’innamorò del Golfo di Napoli e lo elesse a sua dimora. Ogni primavera era solita emergere dalla spuma del mare per portare gioia alle genti felici con canti d’amore. Ammaliati dalla dolcezza del suo canto, il popolo napoletano, generoso come sempre, decise di donarle quanto di più prezioso avesse. Sette tra le più belle fanciulle napoletane  le portarono così  in dono   farina,  ricotta,  uova,  grano tenero bollito nel latte, acqua di fiori d’arancio, spezie,  zucchero. Tutto ciò esprimeva la dolcezza del canto di Partenope e i doni della terra napoletana, insieme alle spezie, retaggi di terre lontane.

Partenope depose i doni sui fondali, ai piedi degli dei.

Furono questi a mescolare gli ingredienti … sarà per questo che la Pastiera napoletana resta un dolce divino?

Claudia Izzo

 

 

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