Postare foto dei figli sui social rappresenta per loro un pregiudizio

Postare foto dei figli sui social rappresenta per loro un pregiudizio

Fa discutere il decreto del Tribunale di Mantova- di Giorgio Coppola-

“Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione”. Recita così l’art. 16 della Convenzione di New York, ratificata in Italia nel 1991, e richiamata dal Tribunale di Mantova nel decreto del 20 settembre 2017, con il quale ha ordinato ad una madre di “…non inserire le foto dei figli sui social network, di provvedere, immediatamente, alla rimozione di tutte quelle da essa inserite nonché di attenersi alle condizioni concordate a verbale d’udienza del 6 aprile 2017. La vicenda, infatti, portata alla cognizione del Collegio mantovano, trae origine da un accordo di separazione di una coppia di fatto, nel quale era stata inserita la clausola di non pubblicare foto dei figli su facebook e di eliminare quelle già postate. La madre, però, aveva violato il patto, sì da costringere l’ex compagno a rivolgersi nuovamente all’organo giudiziario (il decreto è stato emesso in via provvisoria, essendo il giudizio ancora in corso).

Ma, se è vero che vi è una espressa violazione di un accordo, è anche vero che il provvedimento assume un carattere generale, richiamando normative internazionali a tutela dei minori, come, ad esempio, l’art. 8 del regolamento UE n°679/2016 del 27 aprile 2016 (che entrerà in vigore nel 2018) e che prevede che l’immagine fotografica dei figli costituisce dato personale ai sensi del d.lgs 196/2003 in materia di protezione della privacy. “…la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata…”, spiegano i giudici, allarmati, né più né meno degli psicologi e dei sociologi, dalla realtà virtuale: “…la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone…possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che “taggano” le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati…”.
La diffusione, dunque, di immagini di figli minori rappresenta un pregiudizio per loro stessi; per tale motivo, a parere del Tribunale, è necessario un intervento inibitorio.
Il decreto ha avuto largo clamore, ed è sicuramente destinato ad un dibattito anche nelle aule giudiziarie, dopo essere stato al centro dell’attenzione in numerosi saggi e convegni.
Da oggi in poi bisognerà prevedere anche questo negli accordi di separazione?

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