Aree protette cilentane e tutela del Mediterraneo

luglio 7, 2016 0 Comments Ambiente 164 Views
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La “CAMPAGNA MARE 2016” Del WWF-

Accompagnata dai colpi di fischietto del nostromo, ha lasciato le coste campane la nave scuola Amerigo Vespucci, vanto della marina italiana e testimonial di arte, cultura e ingegneria navale del nostro paese.

Quest’anno il veliero, 85 anni molto ben portati, nel periodo della sosta a Napoli, ha ospitato per un giorno i volontari del Wwf regionale impegnati nella Campagna Mare condotta insieme alla Marina Militare, per sensibilizzare gli italiani sulla pesca sostenibile e sulla ricchezza della biodiversità marina.
Rappresentanti delle Aree Marine Protette cilentane Santa Maria di Castellabate e Costa degli Infreschi e della Massetta hanno contribuito a ricordare ai numerosi visitatori l’impegno quotidiano per contribuire a tutelare il mare salernitano e non solo, dalle minacce portate all’ecosistema da dissennate politiche di sfruttamento delle risorse e da attività inquinanti incontrollate.
Luigi Agresti, dirigente del WWF Italia, sempre presente a bordo, ha illustrato i progressi ottenuti dagli ambientalisti fin dal lontano 1968. Divieto di pesca subacquea con autorespiratore che stava causando l’estinzione della cernia, inserimento di numerose specie quali tartarughe marine, delfini e foca monaca tra le specie protette. Divieto di uso di reti da parte dei privati, nascita di aree marine protette in tutta Italia, tutela di coste e dune naturali, limitata diffusione delle trivellazioni petrolifere, spadare (reti killer per i cetacei) bandite dall’Unione Europea, regolamentazione della pesca del tonno rosso e così via.

Il Mediterraneo, con i suoi 2,5 milioni di km quadrati, è un mare chiuso: il ricambio impiega 80-90 anni per le acque superficiali e non riesce a smaltire l’inquinamento prodotto dalle attività umane.
Inquinamento di origine terrestre (scarichi non depurati) e sversamenti di petrolio sono i più evidenti. A questi si aggiunge il problema dei rifiuti plastici: secondo la rivista scientifica “PLOS one”, nel Mediterraneo c’è un rifiuto plastico ogni 4 metri quadrati, ossia oltre 1.000 tonnellate di massa inquinante. Questi frammenti finiscono per essere ingeriti da cetacei e tartarughe marine, che li scambiano per meduse o calamari. Come se non bastasse, ogni anno notevoli quantità di petrolio finiscono in mare per operazioni di routine.

Ricerche recenti certificano, inoltre, che il Mare Nostrum è minacciato dai cambiamenti climatici. Il riscaldamento delle acque provoca lo sbiancamento delle formazioni coralligene presenti nelle acque profonde di Santa Maria di Leuca e nell’Egeo Meridionale e favorisce la colonizzazione di specie marine esotiche invasive che entrano nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez o l’acquacoltura. L’invasione di specie aliene è la seconda causa della perdita di biodiversità, dopo la distruzione degli habitat.

Il cambiamento climatico rischia di influenzare e condizionare anche la vita dei 455 milioni di abitanti che abitano le sponde del Mediterraneo da millenni, in uno straordinario intreccio di natura, storia e culture. Il bacino, nonostante rappresenti un’area relativamente ristretta dei mari del pianeta, solo lo 0,8%, è immensamente ricco dal punto di vista della biodiversità.

Occorre conservare questa ricchezza con comportamenti responsabili e sostenibili.

Richiamando per un attimo quello che il comandante della portaerei Independence fece telegrafare al marconista della Amerigo Vespucci, incrociandola: “Siete la nave più bella del mondo”, potremmo impegnarci a fare in modo che le future generazioni, navigando sulle nostre acque possano a loro volta ritenere che siano le più pulite del pianeta.

Vincenzo Iommazzo

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