A Eboli “Similitudes Without Latitudes”

dicembre 16, 2017 0 Comments Ambiente
A Eboli “Similitudes Without Latitudes”

Vite di ragazzi migranti scatti di Armando Di Lorenzo-di Vincenzo Iommazzo-

Vale più di mille parole un’immagine, perché essa ha il potere di trasmettere un’emozione senza intermediazioni descrittive, usa un linguaggio internazionale che non ha bisogno di traduzioni e fa sentire chi la guarda parte integrante dell’ambiente ripreso.

Da qui nasce, si può immaginare, l’idea di Legambiente di presentare ad Eboli, oggi, sabato 16 dicembre, il progetto fotografico dell’instancabile viaggiatore Armando Di Lorenzo “Similitudes Without Latitudes” Volti e storie di ragazzi migranti alla ricerca della normalità.

Chi sono in realtà quei ragazzi che ogni giorno decidono di mettere in pericolo la propria vita per giungere in Italia? Qual è la loro storia, quali sono i loro sogni? Il reportage nasce dalla volontà di costruire un originale punto di osservazione sull’immigrazione nei nostri territori e restituire un pizzico di dignità e umanità a queste persone.

Il progetto è stato strutturato dal Circolo Legambiente Silaris e dal Centro d’Accoglienza Magyc, durante lo svolgimento dell’iniziativa “Un nuovo clima per la pace” sostenuto da CSV Sodalis, che ha visto i ragazzi impegnati in attività di volontariato, dalla cura degli orti alle attività di pulizia di strade e spiagge dai rifiuti coordinate in questi mesi da Legambiente.
Il reportage fotografico di Armando Di Lorenzo viene presentato sabato 16 dicembre, alle ore 17.30 a Eboli, presso il Primo Circolo didattico “V. Giudice”, alla presenza di Leda Minchillo, Legambiente Eboli; Massimo Cariello, sindaco di Eboli; Valentina Granito, operatrice legale Ccm centro Magyc Eboli; Vittorio Cogliati Dezza, responsabile migranti e interdipendenza di Legambiente.

«Attraverso le immagini si vuole mostrare come tanti di questi ragazzi posseggono delle competenze, delle qualifiche, dei sogni, delle ambizioni, ma anche paure e frustrazioni dovute spesso alla totale immobilità e impotenza di fronte ai lunghi tempi che la burocrazia italiana impiega a fornire loro i documenti – si legge nella presentazione della mostra. Grazie al Circolo Legambiente e al Centro Magyc hanno oggi la possibilità di dare un senso e un impegno alle loro giornate, svolgendo attività di volontariato e lavorative. L’elemento che in ogni ritratto riconduce alle loro esperienze lavorative passate è necessario per non perdere contatto con le proprie origini, e al tempo stesso diviene simbolo di diversità, che può e deve essere inteso come offerta o scambio che si trasforma in reciprocità. Nei loro occhi, invece, è possibile scorgere lo stato d’animo di chi ha dovuto lasciare la propria terra per motivi che non riguardano necessariamente le guerre, ma che per questo non sono meno significativi. La povertà assoluta, le catastrofi naturali, l’inquinamento, le persecuzioni etniche o religiose, le vessazioni familiari che dovrebbero farci riflettere sulle migrazioni e sulla impossibilità di poterle fermare perché fanno parte della storia dell’umanità e di quel fondamentale principio racchiuso nelle parole della poetessa di origine somala Warsan Shire secondo cui “Nessuno mette i suoi figli su una barca, a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”».

 

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