Cannalonga : nasce la “Compagnia re ‘u caso”

aprile 28, 2017 0 Comments Provincia , Stili di vita 2569 Views
Cannalonga : nasce la “Compagnia re ‘u caso”

Amare le tradizioni con lo sguardo volto al futuro-

Cannalonga continua a sorprenderci con la sua vitalità ed il suo spirito d’iniziativa. Sabato 29 aprile, dalla storica ed incantevole Piazza del Popolo, prende il via la prima edizione del viaggio rurale per la riscoperta della Tradizione e la salvaguardia della biodiversità, degli usi e della storia locale: una festa per celebrare l’amore e la fedeltà alla montagna dei Cilentani.

E proprio da un incontro fortuito in montagna che è nato questo interessante progetto. Gli incontri migliori si fanno nella natura, quando si hanno la stessa sensibilità e la stessa passione. Un gruppo di giovani, tra i quali  Domenico Pizzolante e Christian Carbone di Cannalonga, Angelo Guzzo di Novi Velia, con la collaborazione di Riccardo D’Arco del Rifugio  Cervati Casa Rosàlia e Mimmo Pizzolante presidente dell’Ente Fiera Frecagnola, hanno dato vita a questa iniziativa. Dopo vari e fruttuosi incontri, sotto tutti i punti di vista, aiutati da un buon bicchiere di vino e dall’ottima pancetta casalinga, in un “ vottaro” di Cannalonga ha visto la luce   la “ Compagnia re ‘u caso”. Questi giovani, ragazzi che hanno studiato e che stanno per laurearsi ma segnati dalla passione per la terra e la loro tradizione, con grande intelligenza hanno cercato di intercettare nicchie di mercato in continua crescita come la green-economy , il biologico e la via degli antichi sentieri. Tutte cose in stretto contatto tra loro ed i cui sviluppi si intersecano. Il loro obiettivo è: “accendere i riflettori sulla tradizione rurale che per secoli ha garantito economia a questa terra” e con questo viaggio, accompagnati da un animale simbolo di questo territorio, un dolcissimo asinello che porterà le forme di formaggio, si cercherà non solo di fare una splendida passeggiata e di far conoscere un percorso ormai dimenticato, ma di dare il via ad un prodotto gastronomico di qualità.

Oggi c’è stata la riscoperta della pastorizia ed i protagonisti sono i giovani. Non è una favola: 200mila ovini in più in soli 5 anni sono una realtà. Sarà la vita all’aria aperta ed il fascino della transumanza, per cui molti giovani hanno deciso di fare del pascolo e della produzione del formaggio o del latte di qualità il loro lavoro. Sono state salvate dall’estinzione ben 38 razze ed è stato creato un registro delle razze ovine autoctone nelle varie regioni d’Italia. Nel Cilento una tradizione secolare è l’allevamento della capra, ricercata per la carne la cui preparazione – bollita – è il perno della Fiera della Frecagnola.

Anche il latte di capra ha una qualità riconosciuta fin dall’antichità, destinato parte al consumo immediato e parte alla caseificazione, quest’ultima unico modo per conservarlo nel tempo. La produzione di formaggi di latte caprino era però in genere limitata a livello familiare, mentre  ora la “ Compagnia re ‘u caso” punta a creare un “formaggio di capra cilentano di alta quota”.

Ecco uno dei motivi di questo “viaggio”: portare le forme di formaggio caprino in alta quota a 1600 metri, al Rifugio Cervati,  per ottenere una maturazione costante assistita da una continua misurazione dell’umidità e, per dare caratterizzazione al cacio-formaggio, servirsi di un maestro assaggiatore  e raffinatore di formaggi dell’ONAF, il dottor Nicola Memoli,  e  di due botanici, Alessandro Di Polito e Riccardo di Novella che stanno sperimentando  “antiche erbe” che potrebbero donare al formaggio quel quid per differenziarlo da altri caprini. Come si può notare, questi ragazzi  pensano in grande anche se partono dal piccolo: da poche forme di formaggio portate da un piccolo asinello che congiunge però due eccellenze: il Monte Cervati, il più alto della Campania, e la Fiera della Frecagnola, la più antica, che risale al XV secolo. Il percorso di quasi 30 Km si svolgerà in  due giorni  e sarà quello della transumanza, seguendo i numerosi antichi sentieri che conducono ai luoghi più suggestivi del Parco del Cilento.

La natura incontaminata di quest’Area protetta incanta e seduce. Sono posti davvero da “capre” ed il territorio è adatto agli armenti. Il suolo calcareo di queste zone garantisce una biodiversità che sarebbe in pericolo se questi pascoli non venissero più utilizzati. In questo periodo la fioritura è appena agli inizi; i piccoli cespugli aromatici rilasciano però i loro profumi quando vengono calpestati. Il Timo, la Santoreggia montana, la Lavanda, l’Origano si mescolano con il dolce odore delle ginestre in fiore. Il CAI  si affiancherà in quest’avventura con la presentazione di nuove mappe di antichi itinerari, promuovendo anche il trekking inteso non solo come pratica motoria, ma soprattutto come strumento per scoprire l’Ambiente. E, come esiste lo slow food, potrebbe esserci lo “slow walk” per apprezzare fino in fondo il territorio, come ci ha insegnato l’associazione “ La Via Silente” che parteciperà con la Presidentessa Simona Ridolfi.

Camminare tra i faggi ,gli aceri, i lecci, gli ontani, gli agrifogli…; incontrare la salamandrina dagli occhiali; essere poi cosi “ fortunati” da poter guardare negli occhi uno splendido lupo o un gatto selvatico o, se si cammina ammirando lo splendido cielo che ci sovrasta, osservare i voli del nibbio bruno, di quello reale, dell’aquila reale, del falco pellegrino, del gufo reale…Praticamente, del Gotha delle famiglie reali dei rapaci. E ciò fino ad arrivare alla meta: il Rifugio Cervati Casa Rosàlia chiamato così in onore della Rosàlia alpina, specie particolarmente rara ma presente in zona! Si arriverà un po’ stanchi, ma sicuramente ne sarà valsa la pena, perché andare in montagna è come tornare a casa e la natura incontaminata non è un lusso ma una necessità. Sulla montagna possiamo sentire di essere più semplici, più umili specialmente se accompagnati da un asinello che trasporta formaggio. Ci si sente anche più buoni … perché siamo più vicini al Cielo.

Rosanna Palumbo

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