Lo smartphone con tripla fotocamera serve alla fotografia?

aprile 13, 2018 0 Comments Il terzo occhio 123 Views
Lo smartphone con tripla fotocamera serve alla fotografia?

Un’importante azienda cinese produttrice di smartphone ha messo in catalogo un modello con una tripla fotocamera. La domanda sorge spontanea (diceva un noto personaggio televisivo): ma veramente serve alla fotografia?

Interessandomi di fotografia e praticandola per lavoro, oltre che per piacere, quando il mercato di questo settore propone qualcosa di nuovo, mi incuriosisco e cerco di approfondire, soprattutto cerco di capire se quel particolare oggetto potrà tornarmi utile o meno.

Questo nuovo smartphone è dotato di una tripla fotocamera, per ottenere immagini sempre migliori, con qualità ineccepibile, definizione iperrealistica… insomma tutto cose che si pensa siano cose necessarie per ottenere una fotografia perfetta. Il punto è proprio qui: una buona fotografia necessita della migliore tecnologia possibile per esprimere il suo potenziale comunicativo?

Progettato in collaborazione con un noto marchio del settore professionale, questo cellulare con  le sue  tre fotocamere (secondo quello che si legge nei vari comunicati stampa e articoli reperibili in rete) dovrebbe produrre immagini con diverse lunghezze focali e quindi con diverse messe a fuoco (almeno così ho capito) per fonderle insieme (operazione che svolge automaticamente il software dello smartphone, non preoccupatevi)  e ottenere un’immagine che all’occhio dei più apparirà perfetta.

A questo punto, senza entrare nel merito di una disquisizione tecnica che appassionerebbe pochi lettori, dico che la disponibilità di avanzata tecnologia sicuramente favorisce il fotografo della domenica, e si badi bene, non ho nulla contro il fotografo della domenica, perché non tutti abbiamo le stesse passioni e non tutti vogliamo competere con i professionisti  o anche solo degli appassionati evoluti. Ci sono persone, e sono la maggioranza, che vogliono solo fermare, con uno scatto, un momento di felicità, un attimo della propria vita o di quella di qualcun altro, senza doversi preoccupare di tanti aspetti tecnici. Allora sì, un telefono con tre fotocamere torna molto utile. Ma il problema nasce quando le case produttrici provano a convincere gli utenti che questo è il miglior modo di fare fotografia. E no. Non va bene!

Il telefono deve fare il telefono e se in più mi offre la possibilità di navigare in internet velocemente e scattare buone fotografie ben venga, ma la fotografia, anche quella amatoriale, è un’altra cosa, ha un altro significato rispetto al semplice scatto della torta con le candeline.

In realtà la fotografia, quella autentica, quella passionale, amatoriale o professionale che sia, necessita più che ti tecnologia di cuore e di occhio. E per utilizzare al meglio cuore e occhio bisogna abituarli a guardare e ad emozionarsi. Quando si riesce in questo abbiamo ottenuto “LA” fotografia, quella che si ricorderà per sempre, quella, è proprio il caso di dire, che resterà “stampata” nel nostro cervello.

Avere tanta tecnologia, dunque, se non si sa guardare il mondo intorno a noi, non serve a nulla e quindi chi vuole seriamente approcciare il mondo della fotografia, deve farlo in modo metodico e preciso, deve studiare,  informarsi ma soprattutto di confrontarsi.

A scuola la mia insegnante di italiano ci diceva che per fare un buon tema (si fanno ancora?) bisognava leggere molto. Per la fotografia vale lo stesso principio: per fare buone fotografie non pensate all’attrezzatura, alla tecnologia, cominciate a guardare mostre, libri e leggere gli autori del passato, nel tentativo di vedere quello che loro vedevano.

Mario Giacomelli, il fotografo italiano più famoso al mondo, usava una macchina che sul mercato non esisteva , nel senso che l’aveva fatta modificare, e adattare alle sue esigenze e non perché pretendesse una qualità migliore ma perché era consapevole di quello che voleva raccontare, per cui usava uno strumento che gli permettesse di esprimere al meglio la sua visione delle cose. Una macchina enorme e ingombrante impensabile da usare oggi. Non cercava l’immagine di qualità, voleva uno strumento che si adattasse al meglio ai suoi bisogni di fotografo. Oggi le sue foto sono esposte al Moma di New York.

La tecnologia, sì,  ha un disperato bisogno di creare cose nuove perché deve stimolare i consumi altrimenti il mercato rischierebbe di fermarsi. Ma non tutte le trovate tecnologiche che ci propongono servono sempre e comunque soprattutto in ambito fotografico.

Guardate, osservate, incuriositevi ed approfondite. Non fermatevi alle apparenze, interpretate cosa sta accadendo intorno a voi. Non scattate sempre e comunque. Ponderate, fatevi prendere dalle emozioni, guardate il mondo con i vostri occhi e non con gli occhi di una fotocamera. Usate la fotocamera per diffondere e comunicare agli altri quello che voi vedete. La fotografia può essere momento di conoscenza, privato o collettivo che sia,  ricordatelo sempre.

Non cercate “like” attraverso i social network. Usate i social network per capire il pensiero degli altri. Usate Instagram per conoscere e per confrontarvi con gli altri. Guardate gli altri e incuriositevi. Per fare questo non servono tre fotocamere, serve piuttosto il terzo occhio. Il vostro.

Umberto Mancini

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