“La fotografia a Salerno” di Simona Di Donato

ottobre 5, 2018 0 Comments Il terzo occhio 123 Views
“La fotografia a Salerno” di Simona Di Donato
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Quando associamo la fotografica alla nostra regione, escludendo i tanti stereotipi di cui è intrisa la cultura dei nostri luoghi, il risultato inevitabilmente è pensare al napoletano Mimmo Jodice, oppure, se si è appassionati di fotogiornalismo, a quello di Luciano Ferrara, altra figura di grande spessore. Ma a Salerno esistano personaggi, intellettuali o artisti che abbiano relegato al mezzo fotografico la propria visione del mondo?

La risposta a questa domanda la fornisce Simona Di Donato autrice del saggio “La fotografia a Salerno – dal circolo fotoamatori al dibattito critico dagli anni Settanta ad oggi”, una pubblicazione del 2011 edita da Aracne, che noi abbiamo recuperato perché soddisfa la nostra curiosità in merito.

Il Saggio, scritto da Simona Di Donato e curato dalla docente di Storia della Fotografia presso l’Università di Salerno, Maria Gabriella Guglielmi, cerca in qualche modo di raccontare un fermento culturale che trova nella fotografia la forma di racconto più espressiva ed efficace possibile.

La pubblicazione, seppur essenziale e semplice, forse è l’unico testo (ma segnalatemi eventuali altri volumi involontariamente sfuggiti alla mia ricerca) che in qualche modo prova a colmare una lacuna, dimostrando come anche la città di Salerno ha voce in capitolo in fatto di fotografia.

Il libro analizza le posizioni critiche di diversi docenti dell’Ateneo di Fisciano che descrivono l’evoluzione di un mezzo divenuto progressivamente protagonista delle vicende artistiche di questi ultimi anni. Dal saggio, di cui si suggerisce la lettura, emerge che la stessa curatrice del piccolo volume, Maria Gabriella Guglielmi (purtroppo scomparsa), e Antonio Tateo sono sicuramente le due figure salernitane che più di altri sono riusciti a portare sul territorio efficacemente il mezzo fotografico (e non solo quella) mettendosi sullo stesso piano di città nelle quali la fotografia registrava maggiore popolarità e credibilità a partire dagli anni ’70.

Un particolare plauso alla giovane autrice, perché ha puntualizzato, precisato ed evidenziato qualcosa che ai più è sfuggito per molto tempo ossia la presenza a Salerno di artisti e studiosi in grado di utilizzare in modo creativo l’arte della fotografia, mettendo in luce un mondo vivo e vivace, capace di esprimersi in modo creativo, attraverso dibattiti, mostre e manifestazioni culturali, su temi legati al mezzo fotografico.

Insomma, anche se con un imperdonabile ritardo, questo libro è stata proprio una bella scoperta e come dice Antonio Tateo “La fotografia di provincia può parlare al mondo” e questo saggio ne è la conferma.

Umberto Mancini

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