“L’Europa siamo noi”: l’ultimo libro di Angelo Imbrenda

dicembre 9, 2017 0 Comments Ex libris 293 Views
“L’Europa siamo noi”: l’ultimo libro di Angelo Imbrenda

Alla ricerca di futuri migliori-

di Claudia Izzo.

“Ai legionari volceiani del Novecento che salirono sui “cavalli d’ acciaio”, attraversarono le Alpi e andarono a costruire l’Europa dei Popoli”: questa la dedica che Angelo Imbrenda pone sul suo ultimo libro, “L’Europa siamo noi”, per “cantare” le storie dell’emigrazione buccinese oltralpe.

Già la copertina, disegno della nipotina di Imbrenda, Anastasia, ben rappresenta il concetto di ” viaggo”, tra binari, valigie, speranze. Di qui, l’arte di ritrovare, ascoltare, ritessere storie, propria di Angelo Imbrenda. La sua forza sta nel desiderio di raggiungere i protagonisti, telefonicamente o de visu, senza farsi spaventare dalle distanze o dalle difficoltà. Così è nato  un libro  che è un dipanarsi di  fitte trame il cui “legante”  riassembla i pezzi mancanti nella memoria di tanti buccinesi all’estero riguardanti l’amato pese natio.

Legami inossidabili, quelli descritti, nonostante le distanze spesso oceaniche, tra chi andava via e chi restava,  tra i Buccinesi e Buccino; legami a volte simili a fili sottili da nascondere bene in qualche angolo del cuore per non soffrire troppo, per non soffrire sempre.

Dopo i trattati di Roma del 1957 con cui è nata l’ Unione Europea ed il trattato di Mastricht del 1992 con cui si è istituita la moneta unica, si è giunti, nel bene e nel male, all’Europa Unita, creata anche grazie ai lavoratori provenienti dalle nazione povere del Sud Europa: italiani, spagnoli, greci, portoghesi, dalle province dell’ex Jugoslavia e Turchia. Ogni lavoratore, nel suo piccolo, ha contribuito alla realizzazione di questo sogno.

Tante le difficoltà da dover affrontare e tanta l’avversione,  a volte, verso gli italiani. Il testo ci ricorda le infanzie rubate, le umiliazioni ed i sacrifici, il non sentirsi, comunque, mai al posto giusto: un piede nel nuovo Paese ed un piede in Italia. Eccoli gli italiani che hanno fatto l’Europa: calderai, agricoltori, insegnanti, muratori, sarti, falegnami, tantissimi i buccinesi, che sono andati via, col cuore colmo di distanze incolmabili. Distanze rese ancor più dure dalle notizie che giungevano spesso con enormi ritardi. Ecco che le pagine di Imbrenda trasudano di ricordi, di nostalgia, questo  struggente sentimento capace di marcare a vita. Ma trasuda anche il desiderio di rivalsa, di affermazione.

Imbrenda, attento e sensibile, è  cronista di vite, di sentimenti, di ricordi  degli emigranti,  veri eroi silenziosi, esportatori di ingegno, di creatività, di coraggio, di lavoro.  304 pagine di storie,  di immagini del tempo che fu che ci proiettano in un passato in bianco e nero; un libro che deve costituire un valore autentico  per le nuove leve, per  riscoprire il valore dei buccinesi, il valore dell’amore per la propria terra e le proprie origini, valori fondanti in una società sempre più liquida fatta di viaggi e piazze, spesso solo virtuali.

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