UNISA: calci in faccia alla fidanzata prima di suicidarsi

dicembre 9, 2017 0 Comments Editoriale 1393 Views
UNISA: calci in faccia alla fidanzata prima di suicidarsi
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Così è morto Ayoub Namiri-

di Claudia Izzo

Spesso capita che alcune notizie di cronaca non si vorrebbero proprio dare, tanto sono dure, prima da comprendere fino in fondo, poi da scrivere.
Avrebbe ricevuto un calcio in pieno volto e sarebbe stata scaraventata più volte contro una panchina, prima di cadere in una pozza di sangue. Sto parlando della fidanzata di Ayoub Namiri, lo studente di matematica che si è suicidato lanciandosi dall’ultimo piano del parcheggio multipiano del suo Campus universitario salernitano, vicino alla Facoltà di Giurisprudenza.

Secondo indiscrezioni non sarebbe stata la prima volta che il 21enne di Casablanca, residente a Lacedonia, avrebbe alzato le mani sulla fidanzata. Era stato richiesto anche un elisoccorso per cercare di salvare questa giovane vita. Tutto inutile.

Il litigio è sfociato in violenza e poi in tragedia. La salma del ragazzo marocchino  è stata trasferita presso l’obitorio di Mercato San Severino, mentre la ragazza è stata portata d’ urgenza presso l’Ospedale Umberto I di Nocera.
E dopo queste sconvolgenti notizie gli interrogativi che si aprono sono tanti perché la violenza sembrerebbe essere un elemento costante in tante storie di coppia. Forse a mancare davvero in questo momento storico è una educazione sentimentale, qualcosa che si credeva dovesse essere innato e che invece si ignora. Parole come rispetto, fiducia, sembrano non appartenere a molti linguaggi e comportamenti di coppia. Oggi, spesso, ci si definisce fidanzati, compagni, sposi, spesso, senza sapere davvero cosa sia l’amore.
Non si può assistere inermi a fatti di tale gravità: i ragazzi vanno educati, vanno guidati,  c’è bisogno di maggiore dialogo in famiglia,  nelle scuole, nelle aule universitarie, nelle associazioni, nelle istituzioni. I ragazzi vanno ascoltati.

Non ci si può ritrovare in una pozza di sangue per mano del ragazzo che dice di amarci. Vuol dire che i messaggi non sono stati ben decodificati e, non parlo, ovviamente, di messaggi intesi come SMS che navigano sui cellulari di ultimissima generazione tra faccine e parole abbreviate in ogni modo. Parlo di messaggi che dovrebbero arrivare dai genitori, dai docenti su concetti quali educazione, comportamento, rispetto, amore.
E’ davvero arrivato il momento di sgranare gli occhi e di capire che fingendo che tutto vada bene, ci scaviamo soltanto la fossa. Se succedono queste tragedie stiamo sbagliando tutti, da ogni parte, qualcosa di grande.

 

Fotografia a cura di Gaetano Clemente

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