8 marzo, un giorno come un altro

marzo 8, 2017 0 Comments Editoriale 389 Views
8 marzo, un giorno come un altro

8 Marzo, un giorno come un altro per miliardi di donne. Perché si è donne, sempre.

Non ho mai capito bene perché , improvvisamente, una volta all’anno, ci si dovrebbe ricordare di essere donne, ricordandolo ad eserciti di uomini che vedete a loro volta ricordarsi, goffamente,  di avere mogli, compagne, madri, sorelle. Noi, i fiori, li vogliamo tutto l’anno. Insieme a gesti veri che parlino di sentimenti veri. Oggi vedrete uomini con in mano giallissime mimose. Un modo per non dimenticare l’angelo del focolare che spesso non esitano ad ammazzare,  fisicamente o psicologicamente, per scappare con l’amante di turno.

Allora sia. Sia un pretesto per ricordare.

L’origine di questa giornata troverebbe le sue radici nell’episodio del 1908 in cui  delle operaie di una industria tessile protestarono per le terribili condizioni  in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse e il proprietario bloccò le porte della fabbrica per evitare di farle uscire. Divampato un incendio , morirono 129 donne. Fu Rose Luxemberg a battersi per tenere vivo il ricordo.

L’anno scorso salernonews24.it  propose articoli, a firma di Rosanna Palumbo e mia, su splendide donne salernitane, donne che impegnandosi avevano raggiunto o stavano raggiungendo ruoli di successo, ambiti  prestigiosi o si stavano differenziando per la purissima dedizione al loro lavoro.

Quest’anno sento il bisogno di ricordare donne sconosciute, donne semplici, donne meravigliose che con la loro vita hanno creato famiglie, aiutato figli a costruire il loro domani, sostituito spesso padri assenti.  Donne che hanno lottato quotidianamente per raggiungere posti di lavoro troppo lontani per i loro fisici gracili, eppure l’hanno fatto nel nome dei figli da crescere. Donne che per amore di genitori e sposi hanno oltrepassato l’Oceano, in cerca di un domani migliore. Donne, giovani vedove, che hanno dovuto trovare la forza di vivere con un dolore come compagno fisso, riuscendo comunque a diffondere amore infinito  a figli e nipoti,  tanto da lasciare un ricordo indelebile. Donne che hanno rinunciato ai sogni di carriere brillanti, anelate da sempre, per evitare di creare vuoti. Donne, fortezze di sani principi, veri esempi di vita, dolci e meravigliose, che hanno chiuso i loro anni in  ospizi vari per mancanza di spazio e tempo da parte di figli troppo egoisti. Donne, splendidamente donne, in piccoli paesi dimenticati e svuotati, pronti a sorridere e farsi scaldare il cuore da ogni visita imprevista, soffrendo in silenzio per figli sempre più lontani. Donne madri di tanti figli, da crescere e amare, in perenne lotta col tempo. Donne uccise dal lavoro dei campi per pochi spiccioli.  Donne guerriere su barconi della speranza con figli aggrappati come koala. Donne capaci di amare infinitamente figli diversamente abili, dovendo trovare anche la forza di sopravvivere a loro. Donne derise, maltrattate,  sfruttate, umiliate, violentate. A tutte, ma proprio tutte,  un pensiero, un ricordo, perché “essere donna è un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai” (Oriana Fallaci)

Claudia Izzo

 

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