2 Giugno 1946 – 2 Giugno 2016 : 70 anni di Repubblica

giugno 2, 2016 0 Comments Editoriale 216 Views
2 Giugno 1946 – 2 Giugno 2016 : 70 anni di Repubblica
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Dalla Monarchia al voto delle donne-

Dalla Liberazione -1945- alla Repubblica -1946, l’Italia riprendeva il cammino per il suo nuovo risorgimento.
Sono passati ormai 70 anni.

Oggi, 2 giugno, giorno in cui si festeggia la nascita della Repubblica Italiana dobbiamo innanzitutto, e doverosamente, ricordare a tutti gli italiani che se festa c’è la si deve anche al sacrificio di tutti quei meravigliosi combattenti che, nel nome dell’antifascismo, immolarono la propria vita per la conquista dell’agognata libertà.

E’ da lì che si parte ed è a loro che, riconoscenti, dobbiamo il festeggiamento di questo anniversario: la festa di una libertà conquistata con il sangue dei nostri martiri, durante una guerra civile e contro lo straniero invasore.

“ARRENDERSI O PERIRE”: era questa la parola d’ordine intimata ai partigiani che riecheggiò un po’ ovunque nel Nord Italia dal Comitato Nazionale di Liberazione presieduto da Longo, Sereni, Pertini e Valiani.

La liberazione metteva fine a venti anni di dittatura fascista ed a cinque di guerra.

Un evento epocale, una “rivoluzione”, quella che non c’era stata durante tutti gli anni precedenti e sotto la lunga ombra del regime fascista, e che finalmente avrebbe portato da lì ad un anno, per la prima volta, l’intera popolazione adulta italiana alle urne per decidere, con il referendum istituzionale a suffragio universale del 2 giugno 1946, fra monarchia e repubblica.

Ed a questo punto mi è gradito ricordare a tutte le donne italiane che grazie ai partigiani ed agli antifascisti di ogni credo politico conquistarono quel 2 giugno di 70 anni fa la dignità di soggetti attivi nella vita democratica del nostro Paese: votarono per la prima volta conquistando il diritto all’ elettorato attivo.

Il referendum istituzionale dette il risultato sperato da tutti i democratici: il 54,3 % dei voti scrutinati decretò la scelta irreversibile della Repubblica e la cacciata di un re vergognosamente fuggiasco che aveva, in precedenza, consegnato alla dittatura fascista l’Italia ed aveva firmato le leggi razziali contro gli ebrei.

Il 2 giugno 1946 rappresentò e rappresenta una data epocale nella storia non solo politica, ma anche culturale economica e sociale, della nostra nazione: per la nostra rinnovata Patria si trattò di un nuovo inizio, di un riscatto morale che permise di mettersi alle spalle le troppe umiliazioni subite in periodo bellico. Con una singolare analogia con quanto compiuto dall’ Italia liberale, che alla prima domenica di giugno celebrava la festa dello Statuto e dell’Unità nazionale del 17 marzo 1861.

In questo momento di complessiva confusione e di degrado morale, privo di valori e di sentimenti ritengo significativo riprodurre, nell’ odierna giornata festiva pochi versi leopardiani pieni di una forza profetica a testimonianza della grande poesia che illumina passato e presente.

“O patria mia, vedo le mura e gli archi
e le colonne e i simulacri e l’erme
torri degli avi nostri,
ma la gloria non vedo,
non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
i nostri padri antichi. Or fatta inerme,
nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
che lividor, che sangue!”

Sono trascorsi quasi due secoli da quando, nel 1818, Leopardi scrisse questa canzone.

L’antica gloria non è riaffiorata, anche se alcuni momenti della nostra storia, hanno dato onore alla Patria: il Risorgimento, i Mille, e nel tragico Novecento, il Piave, la Resistenza, la Costituzione.

Gli scarponi degli eserciti stranieri non calpestano più il nostro suolo, ma le mura sono spesso crollate, i paesaggi, le antiche città, l’arte e la cultura tenuti in poco conto.

C’è addirittura chi mette ignobilmente in discussione l’Unità d’Italia costata sangue e dolore e considera la nostra gloriosa bandiera uno straccio, annullando, in un sol colpo, il primo ed il secondo Risorgimento italiano, disconoscendo il vero significato dei suoi colori: verde come la speranza di un mondo migliore, bianco come la purezza degli intenti pur sempre raggiungibili, rosso come il sangue versato dagli eroi sacrificatisi per essa.

Questa è la mia bandiera repubblicana che da quel giorno, avevo 10 anni, espongo tutti gli anni come mi insegnò la mia mamma.

Era felice di farlo: la esponeva in onore di tutti i combattenti antifascisti –e mio Padre fra essi- che con il loro coraggio l’avevano ripulita dagli abusivi stemmi che vi erano stati appiccicati.
La nostra bandiera aveva ed ha solo tre colori –senza fronzoli e bardature- ed appartiene al popolo tutto e non ad una dinastia codarda e fuggiasca.

Ed ora, in questa giornata celebrativa, quale potrebbe essere la speranza augurabile?
Un risvegliato sussulto di dignità nazionale ricordando, con orgoglio, che con la fondazione della Repubblica Italiana fu anche eletta un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il Capo provvisorio dello Stato e scrivere la nuova Carta Costituzionale.

La Costituzione è il fondamento della Repubblica.

Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal Governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà.

Dovremmo andare in pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, nei luoghi dove è nata la nostra Costituzione, sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati gli antifascisti, nei campi dove furono impiccati o fucilati.
Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e le dignità bisogna andare lì, almeno col pensiero, perché è nata lì la nostra Costituzione e la nostra Repubblica.

Oggi è festa, comunque, e noi per onorare i nostri morti che si immolarono per la creazione della nostra Repubblica dobbiamo essere a loro riconoscenti tornando a credere nello Stato perché lo Stato siamo noi.
Tornare a credere nella politica per una nuova etica della politica.
Tornare a credere nell’impegno perché solo con la partecipazione collettiva e solidale alla vita politica un popolo può tornare padrone di sé.

E’ questo che dobbiamo riprendere a fare e non disinteressarci della vita politica della Nazione.

Stato e politica, etica e impegno, responsabilità e senso del dovere.

La Costituzione su cui si fonda la Repubblica non è e non può essere messa nel dimenticatoio.
Oggi festeggiamo ciò che i nostri martiri ci offrirono ed in nome del loro sacrificio, di tutti i democratici e di tutti gli antifascisti del tempo, noi dobbiamo, con rinnovato fervore, onorare questo 70° anniversario memori che da quel giorno, all’Italia risorta, venne data il bene più grande che possa esistere: la libertà.

La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che avvertirono i nostri Padri ed i nostri Fratelli che la subirono per venti anni.

Ai nostri giovani auguro, in questo giorno augusto, di non trovarsi mai più a rivivere quei momenti ricordando, però, che sulla libertà bisogna sempre vigilare contribuendo alla vita politica e di non allontanarsi da essa.
Bisogna solo migliorarla, col proprio ardore ed il proprio impegno, non dimenticando mai l’ammonimento latino: “se vis pacem para bellum”.

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