Nuove regole BCE per la gestione dei crediti deteriorati: quali effetti sulle banche italiane?

novembre 24, 2017 0 Comments Economia &lavoro
Nuove regole BCE per la gestione dei crediti deteriorati: quali effetti sulle banche italiane?

Una novità per la copertura dei crediti in sofferenza rischia di mandare KO le banche italiane.

di Sergio Del Vecchio-

E’ allo studio un provvedimento della Banca Centrale Europea che potrebbe avere un impatto di non poco rilievo sui bilanci delle banche europee, tanto significativo da produrre effetti negativi sul costo del credito, soprattutto per le piccole banche.

Il documento in consultazione, prevede, a partire dal 2018, che gli istituti della euro zona portino in evidenza nei bilanci i crediti non performing, valutando da quanto questi siano in sofferenza ed accantonando in breve tempo somme a copertura totale dello stock di crediti deteriorati. Inoltre, dovranno fornire alle autorità di vigilanza le opportune motivazioni nonché le relative azioni da intraprendere. Secondo gli esperti, questo rappresenta l’ennesima stretta della BCE soprattutto per le banche italiane, che rischiano così di finire ancora di più in rosso con prevedibili conseguenze negative per le nostre Pmi, che potrebbero vedersi ridurre la concessione dei crediti.

Facciamo il punto della situazione con il Direttore Generale della BCC di Acquara, Antonio Marino.

Direttore, perché desta così tanta preoccupazione questa bozza di provvedimento della BCE, da adottare nel 2018, sul tema degli NPL ( Non Performing Loans), i cosiddetti crediti in sofferenza che costituiscono, ancora oggi, un freno alla crescita dell’economia europea?

“In sostanza la BCE pretende che i crediti anomali siano svalutati in pochissimi anni procurando, di conseguenza, delle forti penalizzazioni sui conti economici delle banche. Questo produrrebbe sicuramente un irrigidimento delle banche nel concedere nuovi crediti, come è facilmente intuibile. Ergo, meno crediti meno sviluppo. Esattamente ciò che potrebbe danneggiare l’Italia e le zone più svantaggiate dell’Italia. E’ di questo che abbiamo bisogno?”

Ritiene efficace da parte della BCE adottare provvedimenti come questo, immaginando che l’Europa sia un unico grande Paese, con la stessa economia, le stesse banche, gli stessi risparmiatori e le stesse imprese?

“L’errore dell’Europa è sempre lo stesso. Immagina che tutte le nazioni siano uguali. Invece le problematiche che abbiamo noi in Italia sono di gran lunga diverse dalle altre nazioni. Abbiamo una economia che cresce di meno. Siamo il cosiddetto fanalino di coda dell’Europa e quindi non possiamo permetterci una ridotta attività creditizia delle nostre banche. Inoltre le nostre banche sono appesantite di crediti anomali anche (e soprattutto) per colpa dello Stato che paga in ritardo i suoi debiti verso le imprese e soprattutto perché la giustizia civile è molto lenta e quindi è molto difficoltoso il recupero del credito. Insomma è il gatto che si morde la coda. Le banche sono vittime di questo sistema, non viceversa”.

In Portogallo, uno dei Paesi dell’eurozona in cui la percentuale di crediti in sofferenza è più alta, le maggiori banche lusitane hanno deciso di creare una piattaforma comune per gestire il problema degli NPL. Come giudica questa soluzione, tenuto conto che in Paesi altrettanto interessati dal fenomeno come l’Italia e la Spagna, è il Governo che interviene con i fondi pubblici a sostenere gli istituti in difficoltà?

“Non so che fanno in Portogallo o altrove ma so per certo che se in Italia la giustizia civile fosse più celere (e con qualche seria riforma ciò è possibile) e le leggi dello Stato fossero orientate ad un equilibrio tra creditori e debitori tutto si risolverebbe civilmente. Invece il populismo della classe dirigente invoglia sempre a privilegiare i debitori a discapito dei creditori col risultato che oggi in Italia abbiamo seriamente il problema dell’insolvenza che pregiudica gli affari. In sostanza la buona economia necessita della certezza dei pagamenti a tutti i livelli. Questo è il vero vulnus dell’Italia”.

L’attuale sistema normativo e giudiziario italiano, secondo Lei, fornisce adeguate risposte ai problemi dei crediti deteriorati, ossia quei crediti per i quali la riscossione è incerta sia rispetto alla data di scadenza che al loro ammontare?

“Sicuramente no. E poi sui crediti deteriorati delle banche italiane si sta giocando una partita a noi oscura che riguarda l’accaparramento di questi crediti, a prezzi stracciati, da parte di fondi sovrani o di investimento. Di questo fenomeno non siamo certo in grado di prevedere gli sviluppi, ma di certo dietro questa partita dell’accelerazione della dismissione dei crediti deteriorati ci sono manovre strane. Ormai ci sono masse di denaro in mano a poche persone che possono determinare il nostro futuro più di quanto possano fare i nostri governanti… Per fortuna, se posso permettermi una riflessione di carattere aziendale, la nostra BCC di Aquara ha pochissimi crediti deteriorati e non ha mai immaginato di venderli ma (faticosamente) sta seguendo il recupero delle somme attraverso la nostra giustizia civile e attraverso i nostri bravi avvocati”.

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