Nasce la Italian Virginia Woolf Society

giugno 7, 2017 0 Comments Dall'Italia , Sedimenti 525 Views
Nasce la Italian Virginia Woolf Society
0Shares

A Roma il 13 giugno la presentazione ufficiale

“Ci siamo accorte che mancava in Italia e per questo abbiamo deciso di far nascere l’associazione”. A febbraio 2017 si è costituita a Milano la Italian Virginia Woolf Society, grazie a un gruppo di studiose che per anni si sono occupate della scrittrice inglese. Si tratta di Nadia Fusini, Liliana Rampello, Iolanda Plescia e Elisa Bolchi. È proprio quest’ultima che illustra le finalità dell’associazione: “Ho dedicato alla Woolf il mio dottorato di ricerca in Critica letteraria. Poi, durante un convegno presso la società francese, abbiamo preso atto della mancanza e siamo riuscite a colmare la lacuna”.

La neonata “society” ha già fitti contatti con le altre analoghe associazioni sparse per il pianeta, soprattutto con quella francese, in modo da coordinare progetti e far conoscere le attività di ciascuna.

Virginia Woolf, vissuta a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, è unanimemente considerata tra le più grandi letterate del XX secolo: “Penso che nella formazione e nel pensiero della scrittrice, l’ambiente familiare abbia avuto un ruolo determinante”, dice la Bolchi, “È cresciuta in una famiglia colta che non l’ha mai tenuta nell’ignoranza”. Suo padre, infatti, fu noto autore e critico letterario, mentre la madre, nata in India, fu in Inghilterra una modella per famosi pittori. “Ma appartenevano a una società squisitamente vittoriana”, precisa Elisa Bolchi, “dove i figli maschi potevano studiare negli istituti e nelle Università, mentre alle femmine non era concesso. Questo, secondo me, spinse la Woolf a lottare più che per la parità dei diritti, per l’emancipazione intellettuale e culturale delle donne, avendo sperimentato sulla sua pelle cosa significasse sentirsi di serie b”.

Nel mondo i movimenti femministi erano già nati da tempo, a partire dalle Suffragette, dunque alla Woolf sarebbe stato consentito studiare all’Università, pur senza laurearsi, “ma il padre era un uomo rappresentativo della società vittoriana, e si mostrò contrario”.

Il desiderio della scrittrice di sentirsi alla pari con i suoi colleghi e compagni divenne sempre più pressante. “Circa la vita privata della Woolf”, precisa la Bolchi, “possiamo dire che l’amore profondo fu per Leonard, l’innamoramento per Vita fu di natura completamente diversa. Leonard fu un compagno di vita con cui costruì un rapporto alla pari.”

Nonostante siano trascorsi 76 anni dalla morte, la Woolf resta molto attuale per la sua capacità di narrare le dinamiche di genere, “che fatichiamo a trovare nei romanzi contemporanei. In Orlando lei riesce a descrivere con grande sapienza una vita vista attraverso gli occhi di due sessi diversi”, dichiara Elisa, “dimostrando che la società, invece, costringe alle limitazioni. La Woolf non ha mai fatto un discorso di squadre contrapposte, diceva: «Noi dobbiamo lavorare insieme»”.

La visione così illuminata che la scrittrice inglese aveva è, secondo la Bolchi, conseguenza proprio dei suoi squilibri mentali, a volte classificati come schizofrenia, a volte come bipolarismo, a volte come depressione (la Woolf era solita sentire voci intorno a sé): “Tutto questo le dava un dono in più, quello di vedere le cose da un punto di vista non comune, una visione inedita; per tale motivo non andò mai fino in fondo nelle cure, che avrebbe ben potuto fare”.

La Bolchi non è d’accordo con la diagnosi di depressione, perché incompatibile con l’infaticabile lavoro che svolgeva: “C’è un malinteso di fondo”, chiarisce, “dopo la morte, il marito raccolse un suo diario pubblicandolo. Erano pagine tristi, in cui si sentiva malata, affaticata, questo ha contribuito a descriverla come una donna costantemente depressa. E invece, accedendo a tutti gli altri diari, alle lettere e alle testimonianze degli amici esce fuori la figura di una scrittrice pazza e allegra, un’animatrice di feste, che amava passeggiare. Ed è questa l’immagine di lei che vogliamo restituire”.

Anche la sua tragica fine, con il suicidio ampiamente premeditato, ha contribuito a generare l’idea della Woolf come scrittrice psicologicamente labile, sebbene sia comunque ricordata nella letteratura come fautrice di un nuovo stile, introspettivo, profondo, psicologicamente maturo (Gita al faro ne è testimonianza), “la sua scrittura”, dice la Bolchi, “nasce da un sentire comune in Europa. I geni sanno cosa accade intorno a loro. C’era già stata la letteratura russa, ma contemporaneamente a Virginia scriveva Proust, Joyce, e poi il passaggio dall’800 al ‘900 è stato difficile. Tutti hanno tolto lo sguardo dal reale, dalla mera descrizione, dall’ansia, per guardare dentro di sé, per dare forma alla propria intimità”.

La Italian Virginia Woolf Society inaugurerà le sue attività il 13 giugno presso la Casa Internazionale delle Donne a Roma, “Presenteremo il progetto dell’associazione e le nostre idee. Vogliamo essere una comunità, non un’élite, e inviteremo tutti a dare il loro contributo e spunti per discussioni”, conclude la Bolchi.

Giorgio Coppola

 

About author

Related articles

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply