Un Natale di speranza

dicembre 27, 2017 0 Comments Cultura 305 Views
Un Natale di speranza

Racconto di Giuseppe Petrarca-

L’incessante tremore alle mani, stasera, sta diventando davvero insopportabile. Ogni movimento è accompagnato da un leggero dolore che non va più via. L’età avanza ma, nonostante gli acciacchi, ostinatamente non voglio cedere alla rassegnazione. Gli anni che mi porto alle spalle lasciano nel solco della mia memoria immagini sfocate, ricordi più o meno vividi che sembrano ricoperti da una leggera foschia.

Una fitta nebbia che spande un’ombra indefinibile sulla mia esistenza. Le reminiscenze del passato diventano pietre che zavorrano il mio presente e m’inchiodano alla solitudine dell’anima. Quando arriva la notte, poi, tutto si amplifica, tutto si ingrandisce. Ogni cosa sembra rallentare. Nel buio faccio i conti con la mia coscienza, con i miei mille pensieri che si mescolano alla malinconia di un’assenza che continua, ancora oggi, a farmi desiderare quello che più mi manca. Mi manchi amore, principio e fine di ogni mia emozione. Mi manchi tu, cara moglie mia. Sei volata in un’altra dimensione salutandomi con un sorriso, il tuo ultimo sorriso … un sorriso meraviglioso che risuona ancora dolcemente. L’assenza è sottrazione, è negazione che toglie il fiato. Come una stilettata arriva senza preavviso. Un colpo tremendo che ti agguanta di sorpresa e ti annienta in un solo attimo. A noi non resta che continuare a percorrere quel sentiero sdrucciolevole tracciato dal destino beffardo.

Ora, come ogni anno, è Natale…ancora un altro Natale senza te. Ricordo il tempo dei giorni di festa, c’era la voglia di ritrovarci tutti insieme, insieme con i nostri figli. Mi ricordo, però, che la tua gioiosa frenesia rallentava bruscamente quando arrivava la sera … ti rintanavi in qualche angolo di casa e, con pudore, senza farti vedere, ti abbandonavi alle tue più intime emozioni riflettendo sul nuovo anno che bussava alle porte. Non te l’ho mai detto ma, di nascosto, cercavo di scrutare con discrezione quel tuo momento di commozione per non lasciarti mai sola … e devo confessarti, ora che non ci sei più, che le lacrime, le tue lacrime di allora sono le stesse che percorrono adesso, lentamente, il mio viso stanco. In quelle feste, ogni anno, si ripeteva l’ennesima, inesorabile puntata con il destino. Mi sembrava di viaggiare nel tempo e nello spazio, consapevole che la mia navicella, prima o poi, sarebbe arrivata alla fine della corsa.

E così stasera, in questo Natale, la tua assenza diventa più tagliente perché non smetto di cercarti … non smetto di desiderarti perché a questo povero vecchio manchi come l’aria nonostante i nostri figli non mi facciano mancare, in qualche modo, il loro affetto. La solitudine è come una prigione oscura, è buio nel silenzio, è gelo nella mente, un’infelicità dell’anima che non trova ristoro nemmeno nell’amore di un Dio che sembra lontano dagli occhi e dal cuore degli uomini.

All’improvviso, però, come un timido raggio di luce che penetra tra le crepe delle nostre ferite, tutto mi è sembrato più chiaro! Solo con me stesso, ho riconquistato il valore della mia vita per ribellarmi al tedio dell’inquietudine. Così, proprio adesso, nel ricordo di un passato che non c’è più, ho cominciato a sperimentare una nuova solitudine … una solitudine fatta di meravigliosi silenzi e di nuove intensità. Dolce e carezzevole una serenità che mi proietta verso nuovi orizzonti, nuove visioni. Ebbene, in questo silenzio che non è fatto solo di quiete ma che sento così rassicurante, ho capito che è proprio nell’assenza che, talvolta, si può ritrovare la presenza delle persone e delle cose che abbiamo amato e che continuiamo ad amare. Questo silenzio non scorre lungo gli argini di un’apparente calma.

E’ piuttosto un silenzio di interezza, forte, robusto che mi aiuta a riscoprire la mia essenza più profonda. Una presenza spirituale nella quale ritrovo l’impronta del buon Dio che solo apparentemente sembrava nascondersi al mio sguardo, ma che invece, è la forza che riesce a farsi largo nel torpore della nostra fragilità e che ci consola nonostante intorno a noi ci sia tanta desolazione e tanta sofferenza. Un mondo corrotto e vergognoso che crede che nel silenzio possa spegnersi il grido d’amore di un’umanità in perenne cammino. Ed invece, proprio in quel silenzio, fermenterà una nuova frontiera contro ogni nefandezza, contro ogni violenza.

Natale, questo Natale, allora, non avrà più il sapore amaro della tristezza e dell’abbandono. Natale, questo Natale nel suo silenzio mi regalerà una nuova presenza, quella risposta che cercavo da tempo e che non riuscivo a interpretare nelle pieghe della mia pelle raggrinzita, nelle rughe che solcano la mia anima. Sto riscoprendo me stesso e non è troppo tardi. Sono sicuro, adesso, che l’assenza per chi ama davvero è la più indistruttibile e fedele delle presenze. L’assenza diventa così la vera speranza … la speranza che ci consente di vivere pienamente ogni attimo fino in fondo per sempre … Sarà davvero Natale quando avremo la forza di guardarci dentro per ritrovare quel senso d’amore che ci rende ancora degni di chiamarci uomini! Buon Natale a tutti…Buon Natale amore mio…

 

Fotografia a cura di Gaetano Clemente

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