“Sogno e son Desto …in viaggio”: l’approdo felice di Massimo Ranieri in Sardegna

febbraio 27, 2018 0 Comments Cultura , Dall'Italia 384 Views
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Lo Scugnizzo di Santa Lucia continua ad incantare -dal nostro inviato Luigi Coppola-

Puntualmente esaurite in ogni ordine di posto, le tre tappe nell’isola per il ritorno di Massimo Ranieri.
Quando pensi che ti abbia raccontato tutta la sua luminosa vita, la straordinaria carriera avviata sin da ragazzino sugli scogli di Mergellina, cantato l’intero e vasto repertorio, recitato liriche alte di Strehler o Shakespeare, arrangiato l’avan spettacolo di Taranto, interpretato Murolo o Carosone; quando pensi di conoscere ogni suo passo o coreografia dopo averlo applaudito su tante ribalte, allora scopri una nuova emozione, un vezzo inedito che liberano nuove energie con l’avanzare del tempo.

I Grandi Interpreti della Scuola Napoletana non rivelano età. Così Massimo Ranieri, il “cantattore”, lo chansonnier italiano più noto al mondo. Lo scugnizzo del Pallonetto che – ricorda più volte – al prossimo maggio carezzerà le sessantotto primavere, chiude a Sassari, il mini tour sardo 2018.
Tre tappe (con Nuoro e Cagliari) inevitabilmente sold out, per Ranieri, di casa, ovvero in famiglia, nella sua suite sarda, grazie alla consolidata e puntuale collaborazione con l’associazione cagliaritana La Via del Collegio.
“Sogno e son Desto…In viaggio”, il titolo dello show, prosegue il percorso delle recenti produzioni nella cifra dei gran varietà prodotti dai migliori autori italiani. Ideato e scritto da Gualtiero Peirce e dallo stesso Ranieri che, appena apparso in ribalta salutato dal boato del pubblico, ricorda subito un altro grande autore e produttore, suo amico al pari di tanti suoi colleghi, Bibi Ballandi, mancato precocemente due giorni prima.

“Vent’anni” è il prologo di una serata che ha già premiato parterre, platea, loggioni. Il teatro comunale di Sassari solo in due occasioni si è visto stipato in tutti i posti, l’ultima fu nel 2014 con l’ultimo concerto sassarese dello stesso showman partenopeo.
“Volevo stare un po’ da solo per pensare e tu lo sai…” – intonate le prime note di “La voce del silenzio”, il pubblico è già rovente, parte l’altro show: tutti cantano con Massimo. Che per l’occasione impegna una linea più intima, quasi da camera, rispetto ad alcune precedenti versioni, accompagnato da corpi di balle e orchestre in rosa con innumerevoli cambi di scena o con una carrellata di tributi a tanti campioni della musica internazionale.

In questa tornata Ranieri dedica la sua prosa ai sognatori e ai profili più semplici e umili della nostra vita quotidiana. Lo fa da par suo, alternando i suoi cavalli di battaglia (“Rose rosse”, “La vestaglia”, “Perdere l’amore”, indimenticabile brano vincitore a Sanremo nel 1988, “Se bruciasse la città”, “Erba di casa mia”), con una fabula ammaliante che evoca i ricordi delle persone più care che lo hanno accompagnato nella sua vita. A cominciare dal papà, operaio Italsider che quando scopre il suo primo contratto milionario firmato per una campagna pubblicitaria con la Barilla, gli raccomanda di provvedere a una provvista di… pasta !

Non mancano gli omaggi ad alcuni grandi Maestri della canzone d’autore. Mimmo Modugno, Charles Aznavour come Nino Taranto e Renato Carosone. Interpretazioni rese uniche e preziose grazie al supporto orchestrale eccellente che comprende: Max Rosati alle chitarre, Flavio Mazzocchi, pianoforte e tastiera, Pierpaolo Ranieri al basso, Luca Trolli alla batteria, Donato Sensini sax e fiati e Stefano Indino alla fisarmonica. E’ proprio l’altro Ranieri presente sul palco che al contrabbasso con Flavio Mazzocchi avviano la seconda parte dello show con una prolungata jam session. Massimo disteso sulla coda del piano in un variopinto completo dalle calze pesca, introduce lo straordinario “Je so’ pazzo” di Pino Daniele.
Con due musicisti inscena anche una gag su un giro vizioso di un improbabile credito da dieci euro tra amici di merende, metafora della più drammatica crisi bancaria che coinvolge migliaia di connazionali. Un modo quasi burlesco per agganciare uno spiraglio di piacere rispetto ai temi critici di una società troppo confusa.

Ranieri non sdogana la generazione due punto zero, dove smartphone e youtube ne rappresentano le appendici fisiche. Certamente prosegue a suo agio il solco tracciato dagli autori, padri del Novecento: Prezzolini, Di Giacomo, Edoardo, Totò. Il suo pubblico, fedele da sempre, è in prevalenza over cinquanta ma non sono poche le presenze più verdi con l’anagrafe. Al fianco di chi scrive, canta con rapita passione anche un’elegantissima signora poco più matura del suo beniamino, anch’ella reduce da importanti trascorsi canori nella scena nazionale.

E’ vicina la mezzanotte quando giunge il congedo che nessuno in sala accetta di buon grado. In oltre due ore di empatia e passione, lo Scugnizzo di Santa Lucia ha regalato abbracci veri nelle prime file in platea, ricevendo regali, oltre le immancabili rose rosse. Generoso, mai allo spasimo, spande ancora affetto e sudore. Non si è risparmiato nulla in un crescendo incontenibile, il pubblico prolunga l’ovazione pronto ad aspettarlo ancora.

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