L’intervista: Bruno Venturini, protagonista di “Storie”, stanotte su RAI 2

giugno 9, 2018 0 Comments Cultura 343 Views
L’intervista: Bruno Venturini, protagonista di “Storie”, stanotte su RAI 2
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“Una voce che ha emozionato il mondo”- di Claudia Izzo

Stasera, alle ore 24.15, sarà uno dei protagonisti  della rubrica del TG2  “Storie”, in onda su RAI 2 condotta da Maria Concetta Mattei, nell’ambito di un servizio a cura di Elisabetta Migliorelli: stiamo parlando del maestro Bruno Venturini. E’ lui l’ambasciatore della canzone classica napoletana nel mondo, l’artista, paganese di nascita, che  si è esibito sui palcoscenici di tutto il mondo.  Studio, determinazione e passione l’hanno reso ciò che è, senza mai dimenticare i sacrifici e le persone che gli sono state realmente accanto permettendogli di realizzare il suo sogno.

Il 15 Gennaio scorso, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari in via Campo Marzio, a Roma, è stato presentato il libro “Bruno Venturini- Una voce che ha emozionato il mondo (Ed. IL PAPAVERO), a cura di Gianni Mauro, con prefazione di Pippo Baudo. Il 21 Marzo, al Teatro Augusteo di  Salerno, è stato presentato  il format  creato da Salvatore Venturini (figlio di Bruno, che dall’illustre padre ha ereditato il dono del canto), dal titolo “Bruno racconta e…Venturini canta”, spettacolo che nasce proprio dalla biografia del famoso tenore. Stanotte su RAI 2 si parlerà  di passione, di canzone e cultura napoletana…

Raggiungo il maestro Venturini, telefonicamente, in questa splendida mattinata di giugno.

-Maestro, ancora ricordi e passione, questa volta su RAI2 …

“Il mio è un sogno meraviglioso diventato realtà: portare con la mia arte canora le bellezze turistiche, musicali, culturali della nostra terra nel mondo. Il libro è veritiero, non romanzato, da cui traspare ciò che ho fatto.”

– 100 milioni di dischi venduti, concerti ovunque, un libro che raccoglie aneddoti, foto e ricordi per parlare della nascita di colui che è stato definito il degno erede di Enrico Caruso. Cos’è per Lei la canzone napoletana?

“E’ la mia vita. Dagli esordi la canzone napoletana  l’ho sempre sentita , apprezzata, capita e affrontata con rispetto, umiltà e senza eccessivi stravolgimenti: si tratta di melodie immortali che, sono certo, saranno amate anche tra un  migliaio d’anni. Mi sento un messaggero della canzone napoletana e del nostro territorio nel mondo. Quando Eduardo  De Filippo consigliava di andar via da Napoli, ho preferito restare, cantando anche nelle carceri,  alla mensa dei poveri, in luoghi a  rischio come  Secondigliano,  Forcella, la Sanità dove durante i concerti invitavo a toglier via le pistole e tendersi la mano. Ad un mio concerto al Trianon, il figlio di Libero Bovio mi disse “avete affratellato le zone alte di Napoli con quelle basse”. 

“L’altra sera al San Paolo il mega concerto – tributo a Pino Daniele, tra ospiti illustri, problemi e pareri discordanti sul suo esito, ha rimesso sotto i riflettori l’importanza della canzone e della stessa lingua napoletana. Lei cosa ne pensa?

” Non posso che pensare bene di ogni cosa buona che viene proposta per la Campania tutta, per Napoli, per la nostra Salerno. Il “Napoletano” è una lingua con un suo dizionario; lingua struggente, capace di arrivare ovunque. E’ giusto che venga difesa, diffusa, preservata.”

-Lei ha anche difeso l’immagine nel mondo dei nostri luoghi…

“Ho cercato di abbattere certi stereotipi negativi o sbagliati. Quando vedevo all’estero citare sulle guide turistiche  Salerno come provincia di Napoli, o Napoli, luogo in cui recarsi stando attenti, ho allertato mio cugino Mario Cuomo , allora sindaco di New York, affinché sulle guide si parlasse soprattutto delle bellezze, della cultura, della musica che qui è nata e qui regna”

Il Suo libro è un inno alla vita ed un diario: dall’incontro con Mario Lanza, all’avvio al canto, al debutto, al primo disco, alla scuola con Sergio Bruni, all’incontro con Jacqueline Kennedy, al Festival di Piedigrotta, al grande successo sovietico, alla conquista dell’Impero del Sol Levante…

“Sento semplicemente di essere nato con un dono, con una passione.”

Certo tutto ciò meriterebbe di essere sostenuto dalle istituzioni; in fondo, Charles Aznavour viene inviato nel mondo, ad oltre novant’anni, dal suo Governo, per promuovere la cultura francese !

Il maestro annuisce e mi saluta con l’affabilità di sempre.

 

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