LA COMMEDIA DIVINA

maggio 12, 2018 0 Comments Cultura , La Commedia Divina 145 Views
LA COMMEDIA DIVINA

LA COMMEDIA DIVINA

Ogni domenica mattina alle 11,00, al Museo Archeologico Provinciale di Salerno, in via San Benedetto28, la Fondazione di Poesia e Storia diretta da Rino Mele propone la lettura critica della Commedia di Dante.

Domenica 13 maggio, il canto XV del Purgatorio.

 

“Quanto tra l’ultimar de l’ora terza / e ‘l princio del dì par de la spera / che sempre a guisa di fanciullo scherza”, questa prima terzina del canto XV è l’inizio di una seducente similitudine per indicare la sera, il vespero. Dante ormai è vicino al terzo girone in cui si purificano le anime di coloro che sono stati travolti dal peccato dell’ira, e dai suoi rovinosi eccessi. Salendo, Virgilio e Dante continuano a parlare del peccato dell’invidia la cui pena si sconta nel girone che hanno appena lasciato. Interpretando le parole di un personaggio incontrato nel canto precedente, Virgilio spiega con magistrale chiarezza che l’invidia è devastante perché si rivolge ai beni materiali che hanno un possessore unico e qindi crea paura e dolore della loro perdita. Dovremmo invece, continua Virgilio, cercare di partecipare ai beni dello spirito che ammettono illimitate presenze nel goderne :” Ma se l’amor de la spera supprema / torcesse in suso il desiderio vostro / non vi sarebbe al petto quella tema / chè, per quanti si dice più lì “, “nostro” / tanto possiede più di ben ciascuno, / e più di caritate arde in quel chiostro”. In questi versi viene drammaticamente allo scoperto il problema del possedere, della proprietà privata, la cui violenza è inarrestabile (lo stesso San Tommaso affrontò la difficile questione). Intanto, appare un angelo la cui luce è così forte da costringere Dante a ripararsi gli occhi con la mano. Poi, tra i momenti più straordinari del canto, la visione del martirio di Santo Stefano, giovane diacono e primo martire. Alla fne, un muro di fumo (“come la notte oscuro”) si oppone ai due poeti, e quella neritudine è la pena, per contrappasso, del peccato dell’ira”. (Rino Mele)

Immagine in alto: particolare del Giudizio Universale di Giotto

In basso : Interpretazione di Alberto Martini

 

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