LA COMMEDIA DIVINA

maggio 25, 2018 0 Comments Cultura , La Commedia Divina 155 Views
LA COMMEDIA DIVINA
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LA COMMEDIA DIVINA

Ogni domenica mattina alle 11,00, al Museo Archeologico Provinciale di Salerno, in via San Benedetto28, la Fondazione di Poesia e Storia diretta da Rino Mele propone la lettura critica della Commedia di Dante.
Domenica 27 al Museo Archeologico la lettura critica del XVII canto.

Al centro di esso, l’accecante splendore, non misurabile, di un angelo e il discorso di Virgilio sull’amore. L’angelo è così luminoso da farsi prigioniero della sua stessa luce: di lui Dante incontra solo la voce mentre, come sempre,il suo maestro didatticamente spiega: “Questo è divino spirito che ne la / via da irsù ne drizza senza prego, / e col suo lume se medesmo cela”.Intanto, il paesaggio s’è schiarito abbandonandol’asprezza del terzogirone dove soffrono gli iracondi la loro pena. Virgilio inizia la sua lezione sull’amore con un’affermazione su cui poi costruisce tutta la sua analisi e gli argomenti filosofici che la riguardano. Nessuno, dice, è estraneo alla condizione d’amore, fosse anche quello stravolto o ingannevole che porta alla perdizione: esso può essere “o naturale o d’animo”. Ma solo il primo non erra mai. La disquisizione filosofica ubbidisce agli schemi della filosofia di san Tommaso: “Lo naturale è sempre senza errore”, mentre l’amore che discende dall’intelletto (“d’animo”) è soggetto a devianze e rischia d’allontanarsi dal fine cui l’uomo dovrebbe tendere: “Ma quando al mal si torce, o con più cura / o con men che non dee corre nel bene / contra ’l fattor adovra sua fattura”. È questo uno straordinario canto strutturale in cui Virgilio mostra a Dante (perché noi possiamo apprenderlo) quale sia il rischioso rapporto tra un deformato amore e la cura penitenziale del Purgatorio, che sembra così un grande ospedale verticale da salire e attraversare per ritrovare l’equilibrata condizione della nostra anima, la sua luce deviata. (Rino Mele)

Immagine in alto: particolare del Giudizio Universale di Giotto.

In basso: incisione di Alberto Martini.


 

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