Dalle Leggi razziali alla toponomastica di Napoli.

gennaio 27, 2018 0 Comments Attualità , Cultura 730 Views
Dalle Leggi razziali alla toponomastica di Napoli.
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Per non dimenticare – di Claudia Izzo

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare”: sono queste le parole di Primo Levi, chimico e scrittore partigiano che, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo, scampato ai lager, riuscì a tornare in Italia dove si dedicò con impegno a raccontare le atrocità subite.

Facciamo un passo indietro. E’ sul “Giornale d’Italia” che viene pubblicato per la prima volta il  “Manifesto della razza”, firmato da scienziati e zoologi. Siamo nel settembre 1938 quando vengono firmati i primi due decreti. Nascevano le Leggi razziali, gli ebrei venivano privati dei loro diritti più naturali, resi fantasmi vaganti, ghettizzati con miliardi di divieti a cui attenersi che ebbero  la  sola finalità di precedere le loro deportazioni verso l’inferno dei campi di concentramento.

Mussolini aderì alle leggi razziali, lo stesso Mussolini che prima dell’alleanza con Hiter non aveva mai dato segni di antisemitismo, tanto da permettere al cugino di Vittorio Emanuele III,  il Duca d’Aosta, di salvare 1400 ebrei , nel periodo di massima persecuzione in Germania, aiutato dal governo inglese.

Le leggi furono poi sottoscritte dal Re d’Italia in persona, Vittorio Emanuele III, motivo per cui le sue spoglie, sono state conservate ad Alessandria d’Egitto per settant’anni e tumulate solo recentemente, il 17 dicembre scorso, nella cappella di San Bernardo, presso il santuario piemontese di Vicoforte, vicino a Cuneo, accanto al loculo della più amata regina Elena del Montenegro, fatte rientrare dal cimitero di Montpellier. Tumulazione presso il Santuario di Vicoforte, dunque, e non presso il Pantheon, “il Tempio di tutti gli dei”, oggi basilica cristiana, come sognano i familiari e dove invece sono sepolti da sempre i suoi predecessori: il nonno, re Vittorio Emanuele II di Savoia, il padre Umberto I e la made, la regina Margherita di Savoia.

Con le leggi razziali si ebbe l’inizio della fine del concetto di umanità e di milioni di ebrei ed ovviamente persino le strade, le scuole gli istituti non potevano avere nomi ebraici.
La presidente dell’unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha chiesto al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Fraceschini : “Via il nome di Vittorio Emanuele III, firmatario nel 1938 delle Leggi razziste e complice di numerosi crimini commessi dal fascismo nell’arco del Ventennio, dalle scuole e biblioteche pubbliche a lui intitolate in Italia”. Stesso motivo per cui a Napoli, il sindaco De Magistris, ha annunciato che verrà abolita via Vittorio Emanuele III, che verrà intitolata invece a Salvatore Morelli che scontò dieci anni di carcere per aver bruciato un’immagine che raffigurava Ferdinando II di Borbone, per poi diventare parlamentare dell’Italia unita ed essere, primo al modo, firmatario al Parlamento di una proposta di legge che definisse “ I diritti della donna pari a quelli dell’uomo”. Anche Piazzale Vincenzo Tecchio, a Fuorigrotta, che ospita lo Stadio San Paolo, dedicato all’ex segretario provinciale del partito nazionale fascista e presidente della Mostra d’Oltremare nel 1940, si chiamerà Piazza Giorgio Ascarelli, industriale napoletano di origini ebree, fondatore del Calcio Napoli nel 1926.

Tutto cambia. Per non dimenticare.

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