Alla Chiesa di Santa Apollonia: Musica da Camera

giugno 3, 2016 0 Comments Cultura 118 Views
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Dalle “visioni andaluse alla “Doppia M”
Stasera, venerdi 3 giugno, alle ore 20,00,si darà il via al terzo appuntamento della rassegna di Musica da Camera presso la Chiesa di Santa Apollonia; “la Doppia M, con Wolfang Amadeus Mozart e Gustav Mahler”.

Sarà protagonista il Quintetto in La maggiore K581 e il Quartettsatz con Fabrizio Fornataro al clarinetto, Giacomo Mirra e Jacopo Minelli al violino, Pasquale Colabene alla viola, Francesca Taviani al cello e Laura Cozzolino al pianoforte.

L’evento è nato dalla sinergia del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, con un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, da un’idea di Anna Bellagamba con Chiara Natella e la sua Bottega San Lazzaro. L’appuntamento di ieri sera aveva come titolo “Voci dalla Spagna”, visioni andaluse.

“Una lotta dell’intelligenza amorosa con il mistero che la circonda e non può comprendere”, così García Lorca definiva la “pena andalusa”, quel “sentimento celeste” che non ha nulla a che vedere con la malinconia, la nostalgia, l’afflizione e la sofferenza dell’animo. Per capire questa pena si devono leggere i versi del “Romancero gitano”, pubblicato nel 1928, grande retablo poetico nel quale vibra l’Andalusia nascosta.
Con questa raccolta Lorca ha operato una trasfigurazione lirica del romance, espressione di una grande tradizione di poesia narrativa profondamente legata alla musica. Ma l’interesse del poeta è rivolto anche a quello che in una celebre conferenza definì “albero lirico andaluso”, ossia il cante jondo, la radice storica del flamenco.
Nella appassionata difesa del “canto primitivo” Lorca esorcizzò i fumi delle taverne e dei caffé per esaltare il “fremito lirico” delle siguiriyas.

Il programma della serata del 2 giugno è stato inaugurato dall’esecuzione delle Tonadillas en estilo antiguo di Enrique Granados, affidate al tenore Daniele Lettieri e alla chitarra di Virginia Leone.

Proprio nell’anno 1914 in cui scoppia la Prima Guerra nasce questo florilegio di tonadillas su parole di Fernando Periquet, percorso da una sottile eleganza come da tratti più incisivi e fantastici, da cui vengono estratti La maja dolorosa Tonadilla 2 e 3 ed El tralala y el punteado, che propongono profili diversi con una fresca ironia di fondo.

Il soprano Francesca Manzo, unitamente alla pianista Lidia Fittipaldi, hanno proposto il Poema en forma de canciones di Joaquin Turina. Il poema, come le canzoni su versi del poeta romantico Ramón de Campoamor, era stato composto da Turina nel 1917, in coincidenza con il centenario della nascita di esso. Si compone di cinque parti: la prima, puramente pianistica, a titolo di premessa; le altre quattro pagine sono canzoni con valore individuale. In altre parole, la poesia non costituisce un ciclo in senso stretto, ma una raccolta. Inoltre, ci sono diversi elementi che allineano il lavoro vocale del lavoro di Turina con il sentire romantico middleuropeo racchiuso nel Lied: da una parte abbiamo la posizione romantica dei testi scelti, dall’altra, la performance musicale in sé, l’ideazione melodica e armonica, la linea vocale, il lavoro pianistico.

A chiudere la serata il misterioso registro di mezzosoprano, esaltato nella voce di Luana Grieco in duo con la pianista Enza D’Auria. S’inizierà con tre Canciones espanolas antiguas do Federico Garcia Lorca, Anda jaleo, Las morillas de Jaen e Las tres hojas. E’ evidente quanto Lorca si ispiri direttamente a un’ idea di rappresentazione rituale dove musica e parola sono tutt’ uno, come lo furono nella tragedia greca che, del cante jondo, in qualche modo, è l’origine.

Gran finale con le Siete Canciones Populares espanolas composte da Manuel De Falla nel 1914. La raccolta è un vero e proprio manifesto della poetica del compositore, profondamente legata alla tradizione musicale iberica, raccolta nella molteplicità delle sue espressioni e rielaborata alla luce delle esperienze parigine in ambito impressionista.

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