Pietro Barliario: Alchimia, Leggenda e trionfo della Fede

novembre 22, 2018 0 Comments Culturaurbana 186 Views
Pietro Barliario: Alchimia, Leggenda e trionfo della Fede
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Culturaurbana-di Daniele Magliano-

Tra le tante   antiche  leggende  della città di Salerno, alcune di esse si   focalizzano su di   un personaggio in particolare : Pietro Barliario, vissuto  tra l’XI e il XII secolo, figura particolarmente misteriosa di cui si conservano poche informazioni storiche. Molto vicino alle  scienze occulte, il suo nome è legato alla costruzione dei ponti medioevali, l’antico acquedotto  posto a oriente del centro storico, che Pietro realizzò in  un sol giorno grazie alla complicità del demonio e per questo  oggi definiti : Ponti del Diavolo.

In realtà, molto verosimilmente  la costruzione della struttura  risale alla fine del IX  secolo d.c. allorquando il vicino Monastero di San Benedetto, posto nel cuore dell’area dell’Orto Magno, iniziò a utilizzare il suddetto acquedotto monumentale per l’approviggionamento idrico. Proprio nel medioevo, grazie alla  particolare orografia del territorio, a Salerno  vi era già un articolato sistema di distribuzione delle acque diviso in  3 direttici :  la prima era quella posta  ad ovest che seguiva il torrente Fusandola intercettando la sorgente Acquarola, la seconda captava le acque dalle pendici del monte Bonadies, la collina del Castello, e la terza, posizionata a est,  convogliava le acque del torrente Rafastia passando per l’area a oriente dell’antica città denominata Orto Magno fino a raggiungere Porta Nova. Quest’ultimo ramo risulta essere proprio coincidente con l’attuale  via Arce.

I “ Ponti del Diavolo ” sono contrassegnati da una serie di archi  a sesto acuto ribassato d’influenza araba realizzati con travertino lavorato con conci quadrati legati con malta ed elementi in laterizio. Allo stato attuale l’antico acquedotto, purtroppo, è  mortificato dalla cementificazione oltraggiosa degli anni passati, quasi completamente inglobato com’è dall’urbanistica selvaggia poco rispettosa dell’antica e preziosa opera. Gli storici restano piuttosto incerti sull’effettiva attribuzione dell’opera a Pietro Barliario, ma si ritiene più attendibile che lo stesso  dallo studio della medicina tradizionale (era l’epoca della famosa  medioevale Scuola Medica Salernitana), passò successivamente alla magia, inizialmente attratto da un libro riguardante l’ idromanzia.

 

           

Da quel momento  Pietro  si dedicò  per molti anni alla pratica dell’occultismo fin quando un episodio cambiò radicalmente la sua condotta. A Salerno viveva un  uomo molto umile e modesto, compare di Pietro, che doveva del denaro a un ricco signore. Dopo tanti  sacrifici il pover’uomo gli restituì la quota ma  non ebbe in cambio la ricevuta. Il giorno seguente, ritornò a casa  del ricco signore  apprendendo che costui, già molto  malato, durante la notte era deceduto. I figli allora, adirati per la particolare richiesta, minacciarono di portarlo in prigione! Il pover’uomo, terrorizzato raccontò tutto all’amico Pietro il quale non esitò ad aiutarlo. Pietro, allora, evocò il diavolo Astarotte comandandogli di  accompagnare il compare all’inferno dove avrebbe incontrato il creditore. Astarotte, sotto forma di mulo ( Calcabrino ) accompagnò l’uomo  in una sontuosa casa dove il creditore gli consegnò la ricevuta, ma nel toccargli la mano, il pover’uomo si bruciò e, spaventato,  fuggì via.  Di ritorno a casa attraverso una sfarzosa città infernale, i due passarono davanti un bel  palazzo ancora disabitato che, stando alle parole di Calcabrino, sarebbe stata la futura abitazione di Baliario. Informato dal compare del suo triste futuro, Pietro impaurito, si pentì delle malvagità operate in passato e chiese allora l’intervento di un confessore il quale lo avrebbe assolto soltanto se  avesse  ascoltato messa in un sol giorno in tre punti del mondo assai distanti l’uno dall’altro :  a Roma, al Santuario di Compostela in Galizia e a Gerusalemme. Disperato, Pietro chiese ulteriormente l’aiuto degli spiriti maligni affinchè fosse presente a Roma alla messa di Natale di mezzanotte, all’alba in Galizia e alla fine dello stesso giorno a Gerusalemme dove contemplò il monte Calvario pentendosi di tutti i suoi peccati.

Alla fine di questo lungo e particolare viaggio, Pietro entrò nel Convento di San Benedetto  dove chiese ulteriormente perdono davanti all’immagine di un crocifisso,per tre giorni e tre notti, fin quando la stessa pittura sacra improvvisamente abbassò la testainsegno dell’avvenuto perdono.

La storia  del miracolo di Barliario, divenne subito  molto popolare , divulgandosi in breve per tutto il territorio salernitano,  attirando un grosso afflusso di gente composta anche da artigiani e mercanti che vollero ammirare e pregare il crocifisso.

Nacque così la famosa Fiera del Crocifisso che ancora oggi si svolge nei 4 venerdì di Quaresima. Il crocifisso lo si può ancora adesso ammirare presso il Museo Diocesano di  Salerno, dopo una breve permanenza nel Duomo e nelle chiese di Piantanova ( più comunemente conosciuta del  Crocifisso ) e del  Gesù Sacramento posta su Largo Plebiscito. La preziosa opera costituisce un esempio di pittura duecentesca su tavola , molto rara nell’Italia meridionale, con forte richiamo alla tradizione orientale bizantina del Cristo vivo sulla croce, e si compone ai suoi lati dai dipinti che rappresentano la Madonna e San Giovanni. La stessa fu rovinata, purtroppo, da un incendio nel XIX secolo.

 

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