La leggenda di Antonella nella cornice dell’Orto Magno di Salerno

ottobre 27, 2018 0 Comments Culturaurbana 184 Views
La leggenda di Antonella nella cornice dell’Orto Magno di Salerno
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Culturaurbana-di Daniele Magliano

C’è una bellissima leggenda d’epoca angioina, che intreccia la cronaca di fatti realmente accaduti nella città di Salerno  con una  storia che sembra provenire da una vera e propria fiaba. Agli inizi del  del XV secolo viveva a Salerno la regina Margherita di Durazzo, moglie del re Carlo III. Dalla loro unione nacquero  tre figli : Maria di Durazzo, Giovanna II d’Angiò  e Ladislao I d’Angiò.

La sovrana  viveva  in un sontuoso castello, costruito sulla stessa area del distrutto Castelterracena voluto, secoli prima, dal principe normanno Roberto d’Altavilla detto  il Guiscardo (attualmente sede del Museo Provinciale  di via San Benedetto), circondata da nobili e ancelle tra cui Antonella, figlia di un fabbro, molto amata dalla stessa regina. La ragazza aveva  dei bellissimi occhi chiari e stupende trecce bionde e  cantava, accompagnata dal suono di un  liuto, storie di fate e streghe. Un bel  giorno, il figlio della regina Margherita, Ladislao, reduce da una lunga guerra, fece ritorno a Salerno  e  tutta la città lo accolse da eroe  festeggiando, in suo onore, le sue ardite imprese. Al suo fianco  era l’amico Raimondo, di nobile famiglia Ungherese.

Nei pressi di una fontana all’interno del giardino che affiancava la corte regia, un giorno Raimondo e l’ancella Antonella s’incontrarono. Non passò molto tempo che tra i due nacque un dolce e  tenero amore e il giardino divenne il loro punto d’incontro. Temendo lo scandalo, la loro passione, tuttavia, non poteva essere esplicata alla luce del giorno e  per questo motivo Antonella, divorata dal terrore di perdere il suo amato uomo, pativa considerevoli sofferenze. E, come spesso accade nelle bellissime storie d’amore, il destino avverso non tardò, anche in questo caso, a complicare le cose : un perfida  damigella raccontò, infatti,  a Ladislao dei due amanti e non passò tempo che  il principe  ordinò di rinchiudere Antonella nel monastero di clausura di San Michele  e a Raimondo di recarsi nuovamente sul fronte.

Dopo due anni, di ritorno vittorioso  da numerose battaglie, il valoroso Raimondo fu felicemente accolto da Ladislao il quale volle gratificarlo con terreni e castelli. L’eroe tuttavia rifiutando l’offerta espresse il suo unico desiderio, ovvero quello di riabbracciare la sua Antonella. Ladislao, dunque, acconsentì di  far sposare i due giovani  in segreto  proprio all’interno del convento in cui Antonella era stata rinchiusa.

Non molto tempo dopo, esattamente nel 1412, un’epidemia di peste colpì la città di Salerno contagiando anche  la regina Margherita, la quale si era rifugiata  in un palazzo  di Acquamela,  paesino poco lontano dalla città, nel tentativo disperato di sfuggire alla piaga. Nel frattempo Raimondo e sua moglie si recarono al cospetto della regina per renderle omaggio, ma quando la sovrana li vide, tremando con la voce e piena di emozione confidò al condottiero che in realtà colei che gli stava accanto non era Antonella ma  bensì la malvagia sorella gemella Vanna e che  la sua prediletta donna stava per spirare proprio in una stanza non lontano dalla sua.

Raimondo corse dal suo vero amore, appena  in tempo per ricevere da lei un sorriso prima di spirare! Nello stesso giorno moriva anche la regina Margherita di Durazzo ( 6 Agosto 1412 ). Ladislao tumulò la cara madre nella chiesa dei Frati Minori Carmelitani del convento di San Francesco. Attualmente la tomba ( un bel  mausoleo funebre ) è nella navata sinistra del Duomo, realizzata dallo scultore Antonio Baboccio da Piperno ( in posizione poco luminosa e senza un minimo si descrizione della stessa! ).

Intanto Raimondo, rapito dalla follia e allontanatosi dalla vita bellicosa, iniziò a vagabondare per monti e vallate alla ricerca del suo unico amore. Ancora oggi, nei pressi del  castello della regina Margherita di Durazzo c’è una fontana ( devo dire quasi abbandonata a se stessa e purtroppo anche malridotta) che è proprio quella dell’antico giardino, il luogo in cui Antonella e  Raimondo conobbero la loro passione. Una bella  credenza  vuole che se una fanciulla desidera sapere il destino del suo amore, allora in una notte di Agosto dovrà avvicinarsi ad essa e bagnatasi le labbra con le sue acque recitando : “Versa le lacrime vecchia fontana, che Antonella quel giorno fatale pianse perché era stata tradita dalla perversa, infame gemella!”. Se, d’un tratto, la fontana si dovesse fermare per dare 6 gocce, le antiche lacrime di Antonella, e le stesse  recuperate e poste in una boccetta, la ragazza sarà sicuramente corrisposta sentimentalmente.

 

 

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