Il Castelvecchio della Verona scalingera

giugno 29, 2018 0 Comments Culturaurbana 170 Views
Il Castelvecchio della Verona scalingera
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Culturaurbana -di Daniele Magliano-

Parlando della città di Verona non si può fare a meno di pensare ad alcuni luoghi iconici e unici come l’Anfiteatro romano dell’Arena o la medievale casa di Giulietta, nei pressi di Piazza delle Erbe in pieno centro storico che, con il loro fascino e splendore, ispirarono il drammaturgo William Shakespeare per la realizzazione della sua famosa tragedia d’amore ai tempi della signoria Scaligera.A proposito di quest’ultima, Verona visse, sotto di essa, una florida fase urbanistica ed economica con l’ampliamento delle mura voluto dal Principe Cangrande I.

Di fatti, fuori le mura del XII secolo che chiudono, a sud, la città posizionata nell’ansa del fiume Adige, Cangrande I fece realizzare una possente cinta muraria che racchiudeva anche le colline, a nord, di San Pietro e San Felice, inglobando dunque alcuni sobborghi e chiese romaniche che si erano nel frattempo sviluppati fuori la vecchia cinta difensiva.A metà del XIV secolo, sotto il Principe Cangrande II della Scala, fu eretto il Castello di San Martino in Acquaro detto il “Castelvecchio”. Realizzato in un punto strategico della città, tra la riva del fiume Adige e le vecchie mura medievali esso è sicuramente, dopo l’Arena, il monumento più grande e importante della città.

Grandioso esempio di architettura militare caratterizzato da alte mura merlate e da sette torri angolari, il complesso è diviso in due settori di cui uno è la Reggia degli Scaligeri divisa dal resto del Castello mediante un cortile e da un doppio ordine di mura. Al centro della struttura militare è presente una piazza rettangolare ( Piazza d’Armi ) e tra la Reggia e la Piazza riscontiamo un’alta e possente torre ( Torre del Mastio ) dalla quale diparte il ponte scaligero sul fiume Adige, caratterizzato da tre arcate, anch’esso sublime esempio d’ingegneria militare trecentesca. Il ponte, posizionato laddove il fiume registra una netta curva, fu abbattuto dai tedeschi nel 1945 e ricostruito utilizzando tutti i pezzi caduti in acqua senza alcuna aggiunta ( tecnica dell’anastilosi ) restituendo al patrimonio artistico italiano il ponte fortificato più bello della penisola! Il Castello fu sottoposto anch’esso a numerosi restauri e modifiche nei secoli.

Nel periodo napoleonico, ad esempio, si procedette alla costruzione della caserma sul lato fiume, fino ad allora aperto, in corrispondenza del cortile Maggiore o Piazza d’Armi. Un ulteriore cambiamento avvenne con il restauro a cura di Antonio Avena ( Direttore dei Civici Musei ) e dell’architetto Ferdinando Forlati nel 1923. Fu un restauro in stile medievale dove si realizzò anche un museo civico d’arte locale. Si ripristinarono i camminamenti di ronda, si aggiunsero finestre bifore sul lato Piazza d’Armi e s’intervenne anche in maniera radicale sulle torri angolari.

Nel 1944 la struttura fu sede del “Processo di Verona” dove furono condannati a morte Galeazzo Ciano e svariati gerarchi fascisti. Gravemente danneggiato dai bombardamenti anglo-americani, durante il lungo conflitto, tra il 1956 e il 1979 buona parte del castello fu sottoposto a un radicale intervento di restauro, sotto la direzione del veneziano Carlo Scarpa seguito dal Direttore del Museo Licisco Magagnato. Il fine ultimo dei lavori fu quello di una nuova risistemazione del Museo e dell’edificio militare.

      Magagnato affidò i lavori di ristrutturazione museale a Carlo Scarpa, già noto per numerose sue progettualità sempre nell’ambito dei musei. La progettualità di Scarpa, sulla scorta delle teorie del restauro di William Morris, ebbe come fine ultimo quello di ripulire l’edificio dai falsi storici, sottolineando le varie fasi della sua espansione. In una sua celebre considerazione sui restauri antecedenti alla II guerra mondiale Scarpa concentra tutto il suo modus vivendi lavorativo : “ Gli edifici che cercano di imitare appaiono come degli impostori, in realtà lo sono ”. Quindi fedele a questa logica che puntava sulla chiarezza storica dell’edificio e sulla totale pulizia delle decorazioni falso-storiche, Carlo Scarpa realizzò un intervento di restauro conservativo e di allestimento museografico davvero interessantissimo.

    

Vi sono in tutto 30 sale che ospitano una pinacoteca, opere d’arte medievali e sculture trecentesche.  Quete si collegano tra di loro attraverso scale e passerelle in un’opera di recupero e allestimento del museo di altissimo rilievo dove i materiali tipici veronesi, come la pietra di Prun, si contrappongono ai più moderni materiali in acciaio o cemento, utilizzati per suturare le parti antiche dell’edificio. Vale la pena visitare un luogo storico così affascinante dal punto di vista delle opere d’arte che offre, oltre che per la piacevole passeggiata storica dei percorsi. Così infatti si possono apprezzare tutti gli interventi di restauro del grande architetto che lo storico d’arte Stefano Zuffi definì “Capolavoro della museografia, con soluzioni validissime e imitate a oltre trent’anni di distanza ”.

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