La Commedia Divina

maggio 31, 2018 0 Comments Cronaca , La Commedia Divina 105 Views
La Commedia Divina
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LA COMMEDIA DIVINA

Ogni domenica mattina alle 11,00, al Museo Archeologico Provinciale di Salerno, in via San Benedetto28, la Fondazione di Poesia e Storia diretta da Rino Mele propone la lettura critica della Commedia di Dante.
Domenica 3 Giugno  al Museo Archeologico la lettura critica del XVIII canto.

Il canto XVII e il XVIII del “Purgatorio” sono stretti dal tema dell’amore, legati in modo indissolubile, come due profili dello stesso volto. All’inizio del XVIII, Dante chiede a Virgilio di approfondire questo discorso: “Però ti prego, dolce padre caro, / che mi dimostri amore, a cui reduci / ogni buono operare e il suo contrario”. In mirabili versi, Virgilio risponde affermando che siamo portati dalla nostra natura ad amare “ogni cosa” che suggerisca piacere, piegandoci ad essa: “quel piegare è amore, quell’è natura / che per piacere di novo in voi si lega”. E, con una suggestiva similitudine, esalta l’amore paragonandolo al fuoco che tende verso l’alto. L’amore di cui parla Virgilio, in questo canto, non è solo la passione amorosa ma il motore di tutto, l’universale disposizione che muove tutte le forme viventi. Siamo inclinati ad amare “sì come studio in ape / di far lo mele” ma, rispetto alle piante e agli animali, l’uomo ha una condizione più alta e drammatica perché, pur soggetto alla forza d’amore, può anche superarla, ancorarla al suo tendere verso Dio: ed è il libero arbitrio, la possibilità d’inscrivere la naturale disposizione in un progetto che vada oltre la natura. È questa la specifica condizione della libertà che Dante – attraverso le parole di Virgilio – inserisce nel determinismo che la natura dell’amore, così possente, sembra portare con sé. Tutto è pervaso dall’amore. Lo subiscono anche gli alberi come dice nel Trattato terzo del “Convivio”: “Le piante che sono prima animate, hanno amore a certo luogo più manifestamente, secondo che la complessione richiede (…) le quali se si trasmutano, o muoiono del tutto o vivono quasi triste, sì come cose disgiunte dal loro amico”. Ma, nell’esaltante condizione della sua anima intellettiva, per l’uomo le cose sono più complesse e dolorosamente difficili. Dante l’aveva già teorizzato, nelle stesse pagine del suo “Convivio” quando afferma che amore è “unimento spirituale de l’anima e de la cosa amata”. (Rino Mele)

Immagine in alto: particolare del Giudizio Universale di Giotto

Immagine in basso: incisione di Alberto Martini

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DISEGNO DEL XVIII

 

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