Il fiume Tusciano “scomparso” per svariati chilometri

giugno 10, 2017 0 Comments Ambiente , Cronaca , Provincia 586 Views
Il fiume Tusciano “scomparso” per svariati chilometri
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S.O.S. per l’Ambiente

Fino a pochi anni fa, il fiume Tusciano aveva destato preoccupazioni per le esondazioni, l’ultima che si ricordi a Battipaglia nel settembre del 2014 per i danni prodotti a scantinati, piano terra delle abitazioni, auto travolte e strade infangate. La Protezione Civile e le Forze dell’Ordine faticarono non poco per riportare la città alla normalità.
Oggi, invece, le Guardie Ittiche e i soci della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee parlano di un vero e proprio disastro ambientale che si evidenzia per ragioni del tutto diverse.

Il fiume dai 1.790 metri del monte Polveracchio, nei Picentini, dove nasce, scende a valle per circa 40 km., attraversando luoghi di interesse naturalistico nei comprensori di Acerno, Olevano, Monticelli, Battipaglia, per sfociare nel golfo di Salerno dopo un percorso di circa 40 km.
A valle della frazione di Ariano, in località denominata Presa, una parte dell’acqua è convogliata verso un bacino che alimenta una centrale idroelettrica, progettata nel 1895 e realizzata dalla S.M.E. Società Meridionale Elettrica alcuni anni dopo, la prima nel Sud Italia.

Ebbene, il Tusciano, già duramente provato dalla straordinaria siccità di questi mesi, subisce un forte calo di portata già a partire dal centro abitato di Battipaglia, ma a valle della diga d’irrigazione in quello stesso Comune, l’acqua letteralmente “sparisce”.
In località Tavernola in questi giorni lo spettacolo è desolante. Il greto del fiume è completamente asciutto e in alcuni punti sono state ritrovate numerose anguille agonizzanti e pesci morti.

“Siamo consapevoli che questa sarà una delle estati più siccitose degli ultimi decenni” afferma il dott. Alberto Gentile, consigliere nazionale della FIPSAS “eppure non è ammissibile che gli interessi privati, come quelli degli agricoltori, siano prevalenti sul bene collettivo delle risorse ambientali. Chi gestisce le derivazioni idriche dei corsi d’acqua è obbligato per legge a rispettare il minimo deflusso vitale e questo lo ribadiremo in ogni sede, iniziando dalla Procura della Repubblica a cui notizieremo nel dettaglio quanto accaduto perché questo disastro ambientale deve avere dei responsabili a cui saranno imputati i danni derivanti dalle loro scelte scellerate. Se queste sono le premesse, l’imminente stagione estiva sarà più calda del previsto. Tutte le nostre guardie saranno prioritariamente impegnate nell’accertamento dei reati ambientali; ogni diga, ogni ente di gestione pubblico o privato sarà controllato affinché i nostri fiumi, il nostro patrimonio più importante, possa essere trasferito ai nostri figli”.

Vincenzo Iommazzo

 

 

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