Salerno: Diecimila files pornografici, 37 persone indagate, 14 regioni coinvolte: “Labibbia3.0”

febbraio 10, 2018 0 Comments Cronaca 67 Views
Salerno: Diecimila files pornografici, 37 persone indagate, 14 regioni coinvolte: “Labibbia3.0”

L’incubo è finito. di Antonietta Doria-

Il maxi archivio pedopornografico  e pornografico rinvenibile tanto nel web, tanto nel web in chiaro, denominato “Labibbia3.o” è stato scoperto e chiuso. 33 sono le  persone  denunciate per i reati di detenzione di materiale pedopornografico, due le persone indagate  arrestate in flagranza per il reato di ingente quantità di materiale pedopornografico, una persona arrestata per produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope, oltre al sequestro di supporti informatici contenenti migliaia di file con materiale pornorafico, sottoposto ad analisi tcniche.

Dopo una intensa attività di indagine, interamente svolta dalla sezione di Salerno della Polizia Postale, stamane circa duecento ufficiali di Polizia Giudiziaria in servizio presso la Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno dato vita, infatti,  all’esecuzione di 37 decreti di perquisizione personale ed informatica, disposti dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Salerno, nei confronti di persone su tutto il territorio nazionale, con il sequestro delle conversazioni effettuate attraverso un noto sito Internet. Quattordici le regioni coinvolte: Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abbruzzo, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige e Veneto.

Il tutto inizia con la segnalazione di un cittadino circa la presenza, nel web, di un archivio denominato “labibbia3.0”, contenente ingente materiale pornografico, archivio giunto alla versione “5.0”. Il maxi archivio telematico conteneva migliaia di file e video ritraenti donne, prevalentemente adolescenti, nude o in pose provocanti. Le foto erano poi minuziosamente catalogate in cartelle dal titolo ” Bagasce con nome e cognome”, “Bagasce senza nome”, “Le Instacagne”, “Non sapevo che fossi minorenne”. Con nominativi, senza, fotografie sottratte da profili pubblici, prese da Twitter, Whatapp, Instagram, Fb, dai supporti tecnici, quali telefonini e pc dati in riparazione, dal momento che uno degli uomini coinvolti  era un tecnico di un centro di assistenza.  E non mancano fotografie provocanti di sorelle minorenni.

Gli internauti andavano oltre l’invio, la visione e l’accumulo di materiale pornografico; essi infatti arrivavano ad annientare psicologicamente le loro vittime attraverso la molestia e la gogna mediatica.

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