Da Londra Stefano Tura sull’attentato a Westminster.

marzo 23, 2017 0 Comments Cronaca , Editoriale 1884 Views

Quattro morti e quaranta feriti-

La rivendicazione è arrivata, l’attentato al Parlamento britannico porta la firma dell’ ISIS. Gli inquirenti di Scotland Yard hanno seguito da subito la pista del terrorismo per cui  si è avuta una perquisizione e sette arresti a Birmingham, da cui proviene il killer. Cinque sono i morti, compreso l’attentatore già noto ai sevizi segreti, quaranta i feriti, tra cui due donne italiane, una di Roma, l’altra di Bologna, sette sono gravi.

Ne parliamo con Stefano Tura, corrispondente Rai per il Regno Unito, raggiunto telefonicamente a Londra.

-Inviato di guerra per la redazione esteri del TG1, sei stato in Kosovo, Afghanistan, Iran, Sudan, ti sei mosso tra terrorismo, traffico di organi, adozioni illegali, tratta dei minori, sfruttamento della prostituzione. Ora hai testimoniato una ennesima atrocità. Che atmosfera c’è a Londra?

“Gli uffici RAI sono a meno di cento metri dal luogo dell’attentato. Ho sentito gli spari, immediatamente ero in strada con l’operatore. Momenti concitati. La polizia ha immediatamente bloccato le strade, è subito scattato il piano antiterrorismo studiato nei minimi particolari, sono state allontanate le persone, fatte fuggire. Certo sono momenti duri, ci sono state tre vittime innocenti. L’atmosfera è quella di qualcosa di annunciato, nel bene e nel male si sapeva che  qualcosa sarebbe potuta accadere, oggi si ha la certezza. Ci sono stati tanti attacchi sventati, oggi sappiamo che Londra è nel mirino.  Anche se non dobbiamo dimenticare che tre innocenti sono morti e ci sono molti feriti, per essere un attentato  terroristico è fallito, grazie alle Forze di sicurezza britanniche. L’atmosfera è ovviamente di allerta.”

-Cosa pensano i nostri connazionali in Inghilterra, qual è il loro atteggiamento?

“Gli Italiani sono in tutto il mondo e coloro che vivono qui non sono più impauriti di quelli che vivono in Turchia o in Italia. Si ha più paura a essere lontani dal luogo in cui avvengono queste atrocità, che a viverci. Si tratta comunque di fatalità.  La polizia chiede di essere vigili, esorta a fare attenzione a tanti particolari che potrebbero sembrare sospetti. Vi è un vero e proprio vademecum di come comportarsi  se si avvistano persone o situazioni sospette”.

-Cambia il modo di creare terrore. Questo è il momento delle autovetture e dei camion kamikaze. Prima Londra, oggi ad Anversa, in Belgio,  ancora un’auto avrebbe cercato di schiantarsi sulla folla di una via principale, pedonale. Non c’è fine al male?

“Prima si creava terrore con le autobombe poi è diventato sempre più complicato procurarsi l’esplosivo. Così invece , salendo su un furgone, guidando contro le folle inermi, si possono creare stragi devastanti. Cosa dire? Non esiste un modo per prevenire in modo certo un attacco terroristico, ma bisogna collaborare per prevenirlo con piani di sicurezza, collaborando tutti nel proprio piccolo, come fanno i londinesi.”

Claudia Izzo

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