Associazione per delinquere, reati tributari , fallimentari, previdenziali, truffa aggravata: 5 ordinanze di custodia cautelare

novembre 26, 2015 0 Comments Cronaca , Provincia , Salerno 73 Views

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Nocera Inferiore. Sono stati sequestrati valori, beni mobili ed immobili per oltre dodici milioni di euro e quote azionarie e di partecipazione di 21 società sull’intero territorio nazionale. Il tutto ha inizio nell’ottobre 2013 quando, la Banca d’Italia, segnala l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau di una nota società di vigilanza privata. Scattate le indagini, il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Salerno ha ricostruito le vicende di oltre 20 società, tutte amministrate da prestanome e riconducibili ad un’unica famiglia di Nocera Inferiore, operante da decenni nel settore della vigilanza privata per accertare eventuali ipotesi di reato da parte di amministratori o altre persone dell’impresa. Le attività, coordinate dal Sostituto procuratore Dott. Roberto Lenza, hanno visto l’ acquisizione di notizie presso l’Agenzia delle Entrate, INPS, Camera di Commercio e Prefettura; sono state raccolte dichiarazioni, esaminata la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni. E’ stata così ricostruita l’esistenza di una organizzazione, facente capo ai componenti di una famiglia di Nocera Inferiore, un uomo, F.D.S., e due donne F.V, e F. P., attivi fin dagli anni ’80 nel settore della vigilanza privata, che, con la collaborazione di altre due persone, M.A.S. e P.G, si sono resi autori “ della creazione di una “galassia societaria” strutturata come una holding di tipo personale – costituita da numerose imprese di cui avevano direttamente o indirettamente (tramite soggetti prestanome, per lo più ex dipendenti) la gestione – attraverso la quale hanno posto in essere una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti riconducibili a bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9,8 milioni di euro, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di I.V.A., omesso versamento all’I.N.P.S. di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata.”, come si evince dal comunicato.
Infatti, alcune società venivano spogliate di tutte le componenti produttive attraverso cessioni di azienda o rami di azienda e venivano fatte fallire o cessare, gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione, divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario. Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali – teste di legno – non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrate. Sono 11 i casi di fallimento di società del gruppo in questione.Le cariche societarie venivano intestate a dipendenti, consulenti delle società che, nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro. Chi non accettava veniva sottoposto a turni di notte, umiliazioni, minacce ed emarginato. In particolare, per quanto riguarda i “lavoratori”, la strategia era quella di non versare alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale e di far fallire le società.
Mai sono state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, così da non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali, con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento. Nel frattempo venivano create nuove società, con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne venivano acquisite altre, operanti nello stesso settore.
I lavoratori venivano licenziati e riassunti con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) ma, in realtà, sempre gestita dai medesimi.Tutto ciò consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi, con danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro.
Nel caveau della società in questione, venivano poi sostituite banconote genuine, con altre false. Quelle genuine venivano sottratte e per quelle false veniva chiesto il rimborso alla Banca d’Italia.
Questa attività è la prosecuzione e sviluppo dell’indagine condotta dalla Procura di Nocera Inferiore nel febbraio 2015 nei confronti di un’altra società, per cui alcuni componenti della famiglia sono stati ristretti agli arresti domiciliari.
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