Muore Glenn Frey, appassionata chitarra degli Eagles

gennaio 20, 2016 0 Comments Celebrities 90 Views
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Il vento della melodia del country nei lontani anni settanta portò alla ribalta gli Eagles, da Los Angeles a tutto il mondo. Oggi lo stesso vento ha spento la fiamma di Glenn Frey.

Dopo una vita di eccessi e successi, all’età di 67 anni è morto il famoso chitarrista e cofondatore del gruppo cult che sdoganò la musica country-rock, trasformandola da genere di nicchia a fenomeno di costume. Il country, la grande tradizione musicale americana, viene riletta sotto il sole californiano; la dolcezza del banjo, del fiddle e della pedal-steel viene amalgamata in una miscela esplosiva ed esaltante con la chitarra elettrica, il basso e la batteria. All’inizio gli Eagles pubblicarono brani di tendenza easy-listening, con tanto di chitarre acustiche, soffici impasti vocali e atmosfere rilassanti, creando dei veri gioielli di country-pop. Famosissima ballata di quegli anni è “Witch Woman” , in cui gli Eagles mettono in mostra tutte le loro qualità canore, dalla voce soffice di Frey a quella roca di Henley ed ai cori cristallini di loro tutti insieme. Le Aquile stanno per prendere il volo … Il country-rock sta per diventare il suono del nuovo sogno americano. Gli Eagles danno l’addio alle utopie ecumeniche hippy ed alla loro esuberanza ribelle in nome di una riscoperta dei valori americani, iniziando a celebrare una vera e propria epopea del west con l’album “Desperado”.

Anche il nome da loro scelto, Eagles, denota un profondo legame con l’ideologia, la simbologia dell’America. Infatti, cosa c’è di più americano dell’aquila reale che campeggia fiera ed imponente in ogni angolo degli Stati Uniti, dalla bandiera a stelle e strisce alle monete da un dollaro? Alla fine degli anni settanta abbandonano anche questo filone, per raccontare la corsa al consumo ed all’autodistruzione dell’upper-class della Città degli Angeli. “A Los Angeles, California, città degli angeli caduti, la pioggia è un brutto presagio. Cose strane, cose maledette dilagano a Los Angeles, California, quando il cielo si oscura.” Raymond Chandler, il grande scrittore losangeleno, così parla della città e così gli Eagles descrivono quel lato oscuro della California.

Nella loro musica non ci sono le “ buone vibrazioni” della musica californiana del sud, dove tutto è sole , mare, ragazze in bikini e Beach-Boys; sono il primo gruppo country che suona come un gruppo rock. Sono una ventata di freschezza, nel panorama musicale, un po’ stantio, dell’epoca. L’asprezza delle chitarre elettriche, li porta a sacrificare il loro lato più country, che riemerge però nei brani più intimisti, quelli in cui abbassano un po’ il volume, riuscendo così a creare un’atmosfera di raffinato pop.

Gli Eagles sanno equilibrare con grande bravura le varie componenti del suono : riff di chitarra, ritmica saltellante, armonizzazioni, falsetti e leggerezza melodica. E’ del 1976 la pietra miliare che sancisce il punto più alto raggiunto dagli Eagles ed allo stesso tempo l’inizio della loro parabola discendente perché, dopo il mitico “Hotel California” , non sono riusciti a creare più niente di simile. Ora, con la scomparsa di Glenn Frey, Hotel California chiude definitivamente i battenti. L’evergreen, per cui gli Eagles saranno ricordati, è il loro canto del cigno. Come hanno voluto i suoi cari , a Glenn Frey è stato dedicato “ It’s your world now “- Ora è il tuo mondo … Essere parte di qualcosa di buono …. Lasciare qualcosa di buono dietro… Cala il sipario… E così è calato il sipario per Glen Frey. Le Aquile hanno perso le loro ali ma: “Non un triste Goodbye… Nessun permesso di lacrime… Ora è il tuo mondo… Good Fly, Glen!

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