Dalla fiction al cinema:  il trionfo dell’attore salernitano Yari Gugliucci

ottobre 3, 2018 0 Comments Celebrities , Cultura , tv-cinema 2274 Views
Dalla fiction al cinema:  il trionfo dell’attore salernitano Yari Gugliucci
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Da “La vita promessa” su RAI 1 a “Non è vero ma ci credo” di Stefano Anselmi-di Claudia Izzo-

Si è conclusa, così come era iniziata, con un trionfo di ascolti di 5 milioni e 800mila spettatori la fiction creata da Laura Toscano e Franco Marotta e diretta da Ricky Tognazzi “La vita promessa”, proposta al pubblico da Rai 1. Genere drammatico, un intreccio di amore, passioni, vendette, sete di libertà e giustizia, tradimenti e matrimoni per procura, fanno di questa fiction uno spaccato ben reso di una famiglia siciliana negli anni ’20, sbarcata nella Grande Mela con il sogno di una vita migliore, lontana dai soprusi della Mafia. Ma è proprio nella sognata America che si troverà a fare i conti con altri soprusi ed altri dolori.

Nel cast, accanto ai tanti personaggi tra cui spiccano una  intensa  Luisa Ranieri nei panni di Carmela Carrizzo, una variopinta Lina Sastri, Thomas Trabacchi, Cristiano Caccamo, emerge un volto salernitano che di strada ne ha fatta: parliamo di Yari Gugliucci nei panni del Policeman Ardigò che nella fiction muore trucidato in un agguato mafioso.

Intanto, proprio oggi, esce al cinema “Non è vero ma ci credo”, opera prima del regista Stefano Anselmi, Notorius Pictures, dove nel cast ritroviamo Yari nei panni di Ciro, in una storia incentrata su due amici uniti in una serie di business fallimentari fin quando non decidono di aprire un ristorante vegetariano, per poi convertirlo in una bisteccheria per compiacere un critico culinario…

Yari, brillante attore dal nome di origine Sioux, è un salernitano doc, papà medico, mamma anglista di Solofra, debutta a 13 anni presso il Teatro San Genesio, storica fucina di talenti salernitani guidata da Alessandro  Nisivoccia e Regina Senatore, da cui sono usciti attori del calibro di Teresa De Sio, Nuccio Siano, Martino D’Amico, Benedetta Buccellato. Maturità classica, laurea in Sociologia presso l’Università degli Studi di Salerno e Laurea Specialistica in Filosofia, nel 1996 esordisce con il film “Isotta” di Maurizio Fiume, regista che nel 2003 gli affida il ruolo di Giancarlo Siani, giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985, nel film “E io ti seguo”.
Non mancano collaborazioni con grandi registi, come Lina Wertmüller in “Ferdinando e Carolina” (1999), dove veste i panni di Gennarino Rivelli, amico del Re Borbone, e nel film per la televisione “Francesca e Nunziata” (2001), e come i Fratelli Taviani nella miniserie televisiva “Luisa Sanfelice” (2004).Il regista polacco Rebinsky lo vuole nel suo riadattamento de ” La tempesta” di William Shakespeare, nel ruolo Caliban, accanto a Michelle Pfeiffer e Kevin Kline. In Gran Bretagna Gugliucci gira anche il film  “La mia casa in Umbria”, di Richard Loncraine (2003), accanto a Maggie Smith e Timothy Spall, con il quale lavora di nuovo nel 2008 nel remake di Camera con vista, di Nicholas Remton.
Yari Gugliucci lavora quindi in televisione vestendo i panni di uno strampalato avvocato divorzista in “Cuore contro cuore” di Riccardo Mosca. Con Stefano Reali gira la miniserie televisiva “Eravamo solo mille” (2006), nel ruolo dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II, e  interpreta  Caruso in “Caruso, la voce dell’amore”(2012). L’ultima volta che ho intervistato l’artista salernitano, qualche anno fa, è stato sui gradini del palcoscenico del Massimo cittadino, lui aveva  scritto “Billy Sacramanto” ed aveva interpretato Tony nella miniserie in onda su canale 5 “Rodolfo Valentino –La leggenda” con Gabriel Garko, Giuliano De Sio, Asia Argento. Lo contatto ora ed in pochissimo la distanza Roma, città in cui Yari lavora quando non è in America, e Salerno, sua città di origine, si dissolve e, gentile, disponibile, simpatico e profondo come sempre, si apre ad un affascinante racconto sulla sua passione, la recitazione, sulla sua vita, sui suoi sogni.

Il Marlon Brando italiano, cosi come è stato definito sul Berliner Kurier, ha vestito i panni del Policeman nella fiction di Tognazzi.

-Come ti sei trovato a vestire la divisa?

“Un bel ruolo quello che ho interpretato. Il Policeman Ardigò incarna la bontà degli italiani, come Frank Serpico, poliziotto italo americano, che ispirò il film del 1973 diretto da  Sidney Lumet ed interpretato da Al Pacino. Ardigò rappresenta l’Italia dei sentimenti buoni, incarna la sfera positiva del mondo,  proprio perchè nel film, a causa della povertà e della fragilità, qualcuno rischia di perdersi. E’ un bel personaggio con uno sguardo vigile sui ragazzi che cerca di condurre al di là della linea del male,  è il classico personaggio che dà serenità. In genere quello del poliziotto è un ruolo a cui la cinematografia si è sempre interessata. Ricordiamo Joe Petrosino, il poliziotto italiano della fine dell’800 naturalizzzato statunitense, originario di Padula, paesino del salernitano, protagonista della lotta al racket in America che trovò la morte, anch’egli sotto i colpi di una mitragliatrice, a Palermo. Fu interpretato da Leonardo Di Caprio nel film tratto dal romanzo “La mano nera: la vera storia di Joe Petrosino”, scritto da Stephan Talty”. Andando avanti nel tempo, altro poliziotto indimenticabile è stato l’Ispettore Roberto Mancini, morto nel 2014, primo ad aver indagato con la sua squadra sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, indicati poi “terra dei fuochi” e sulle attività collegate della camorra. Più recentemente, “The Mysteries of Laura”, è una serie televisiva statunitense che ricordo, trasmessa tra il 2014 e 2016, che narra di Laura Diamond, detective che si occupa di omicidi per il dipartimento di polizia di New York.”

-Nella fiction si parla di una famiglia siciliana di migranti, altro momento storico ed altra realtà, ma è un tema scottante…

“Tutti fummo stranieri”…è proprio il caso di dirlo…I tempi cambiano ma le situazioni si ripetono Anche noi italiani giungevamo a Ellis Island, principale punto d’ingresso per gli immigrati che sbarcavano negli Stati Uniti…”

-Nella tua carriera d’attore cosa porti con te, tra i ricordi di Salerno?

“ La spiaggia di Santa Teresa dove amo andare e l’odore di muffa del sottoscala del Teatro San Genesio di Salerno. La paura, quella paura creativa che ti portava ad impegnarti nel ruolo che interpretavi. In totale porto con me “l’odore della disciplina” che ti fa  arrivare in anticipo a teatro e ti fa dare il massimo,  questo lo impari fin dai primi passi. In scena mi chiudo in una sorta di religioso silenzio; è  come essere uno steward su un aereo, sei tranquillo, ma sai che sei sempre su un aereo…”

-Ultime esperienze lavorative e progetti futuri?

“Oggi esce il film di Stefano Anselmi al suo esordio come regista “ Non e’ vero ma ci credo” con Nunzio Fabrizio Rotondo, Paolo Vita, Loredana Cannata, Giulia Di Quilio, Maurizio Lombardi, Maurizio Mattioli, Yoon C. Joyce, Elisa Di Eusanio, Micol Azzurro; un piano diabolico, con qualche piccolo imprevisto… Il tutto ruota intorno a due amici ed un ristorate vegetariano, due amici che devono vedersela con un critico culinario francese. Io sarò uno chef… Fatemi sapere se vi è piaciuto!” Sono poi in tournè, cento date con la Pivetti “Victor& Vittoria”, commedia brillantemente ispirata all’omonimo libro del 1933 di Rinhold Schunzel …  Sarò a  dicembre presso L’Università degli Studi di Salerno per una  Lectio Magistralis sull’attore, nell’ambito dell’Open Class del professore Alfonso Amendola, giunta ormai  alla VII edizione.”

 

-Un personaggio del mondo del Cinema che hai conosciuto e che ti ha colpito veramente?

“Sicuramente Robert De Niro, Woody Allen, che per il terzo anno consecutivo mi ha voluto al Carlyle Hotel dove darò vita ad una performance prima del concerto jazz della Eddy Davis New Orleans Band in cui il maestro Woody Allen suona. Poi la grande Lina Wertmuller con cui c’è un’amicizia sincera e bella, e altra persona è Terry Gilliam…regista di “L’uomo che uccise Don Chisciotte”,  in cui ho avuto l’onore di un mio piccolo ruolo. Abbiamo una foto insieme al Festival di Venezia, sul Red Carpet dove  ho scambiato battute di cinema brillante per pochi minuti, ed è scattata una grande empatia”.

Cosa ti porti del Meridione d’Italia?

“L’umanità, la serenità. Da noi davvero per chi andrà in Paradiso sarà un giorno come tutti quanti gli altri, come recita la targa ad Amalfi. Si vive in luoghi paradisiaci  ma fallimentari . Leonardo Di Caprio  ha affermato “un domani quando mi ritiro vengo a vivere dalle vostre parti…”; per loro è un punto di arrivo. Abbiamo un eden in casa… Il caso di dire, come affermava il mio prof De Masi “ si può vivere ricchi anche senza soldi?

Chi è l’attore per te oggi? Tre aggettivi per tratteggiarlo…

“Deve essere “debuttante” sempre… Esibirsi come fosse sempre la prima volta. Deve essere “goliardico”, perché se ti manca l’allegria è finita; “ricco”, deve cioè arricchirsi della sua vita; Anna Magnani aveva una vita addosso. Oggi si vive solo di cellulare…”

-Un progetto che ti piacerebbe realizzare?

“Un figlio, ma la madre dovrebbe essere brava, visto che si ritroverebbe non uno ma due bambini!…”

Con l’ironia e la simpatia che lo caratterizza Yari Gugliucci mi saluta, con l’appuntamento preso per una prossima intervista…magari dopo aver visto il film in uscita oggi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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