a daviMedia Arturo Brachetti, il re del trasformismo

novembre 17, 2015 0 Comments Celebrities , Cultura 245 Views
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Dopo Luca Dondoni, la quarta MASTERCLASS daviMedia il Teatro dell’Ateneo salernitano, ha visto come protagonista Arturo Brachetti, colui che ha riportato in auge l’arte del trasformismo, scomparsa con la morte di Leopoldo Fregoli nel 1936. Presenti all’incontro: Roberto Vargiu, Direttore Artistico ed Organizzativo daviMedia, Claudia Izzo, Direttore di Salernonews24.it, Franco Cappuccio, Dottore di Ricerca in Storia del Teatro .
Brachetti, attore, trasformista e regista ha parlato di sé, di questo “quindicenne imprigionato in un corpo di 58enne”, di questo suo sentirsi un eterno fanciullo con “una sindrome di Peter Pan conclamata”. Felice di essere nel Campus universitario salernitano ha ammesso : “ mi sarebbe piaciuto fare il DAMS, mi sarei dedicato allo spettacolo … l’Arte è per me il vero riscatto che l’uomo ha sulla natura, dove non arriviamo noi arriva l’Arte. Essa è qualcosa che non ci obbliga al perimetro fisico del corpo e del tempo, l’Arte ci stacca da terra per unirci con l’infinito e per me è una delle ragioni per cui vivere.”
E su Salerno ha detto : “così allegra, viva, con una grande offerta culturale, questa è la grande forza vitale; una città che vive di notte, d’estate. E’ un sogno, mi piacciono queste città che diventano magiche”. Creatore di atmosfere e metamorfosi, ha affermato di lasciarsi ispirare dalla musica, dalla pittura e di avere come idolo il grande Federico. “ La neve dei film di Fellini è finta, il mare è realizzato in studio con teli di nylon, è un gioco di evocazioni. Il mio spettacolo è una evocazione, come un’opera medievale in un teatro dell’800, in una Salerno del 2015. La finzione cinematografica e televisiva non è né più, né meno, di quella che mettiamo in scena ogni giorno. A teatro, come al cinema, c’è bisogno di una parabola narrativa. Come trasformista, a volte trovo musiche e costumi in quattro giorni, altre volte, ci metto mesi e mesi.” Quello che Brachetti propone come trasformista è un viaggio emotivo e cronologico, lui, che al successo pieno è arrivato a 43 anni, che tra il giocoso ed il determinato è stato bravo a mettersi sempre in gioco, agli studenti in Teatro ha detto : “bisogna sognare e puntare in alto. Scendi giù dalla montagna, la nebbia si dirada e bisogna cercare una montagna più alta. Ora il mio sogno è New York”.

Foto a cura di Alfonso Maria Salsano

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