6 Febbraio: Giornata mondiale contro l’infibulazione

febbraio 6, 2019 0 Comments Attualità 227 Views
6 Febbraio: Giornata mondiale contro l’infibulazione
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Dire no ai soprusi, dire no alle prevaricazioni ed alla violenza sulle donne. – di Antonietta Doria-

Si celebra oggi, 6 Febbraio, la“Giornata Internazionale per la tolleranza zero nei confronti delle mutilazioni ed escissioni genitali femminili”, un giorno dedicato più che mai a diffondere dati ed informazioni sullo sviluppo di questa pratica barbara.

3 milioni di donne e bambine :un numero elevatissimo soprattutto se parliamo del numero delle donne che nella sola Africa affrontano l’incubo delle mutilazioni genitali. 140 milioni sono le donne  che hanno subito questo tipo di intervento, 2 milioni a rischio ogni anno. Nel 2008 l’UNICEF ha lanciato un programma per far sì che nel giro di una generazione si ponga fine a questa crudeltà. 27 i Paesi africani coinvolti e nello Yemen. In India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele, mancano indagini statistiche attendibili. In America Latina (Colombia, Perù), e in altri paesi dell’Asia e dell’Africa (Oman, Sri Lanka, Rep. Dem. del Congo) dove tale pratica non è mai diventata una tradizione vera e propria, vi sono comunque moltissimi casi.

Si tratta di una pratica tribale, ancora molto diffusa nel mondo, vietata universalmente dall’ONU,  che prevede le mutilazioni ed escissioni genitali femminili (MGF), Female Genital Mutilation, legata strettamente alla cultura del luogo. Qui, uomini e donne la ritengono una pratica assolutamente normale. La mutilazione dei genitali esterni nelle bambine tra i 3 ed i 12 anni,  diviene  un rito di passaggio all’essere donna o un requisito essenziale per il matrimonio che può determinare la morte di una madre o di un nascituro durante il parto. Un rito molto radicato, dunque, che àncora le sue radici nella tradizione, praticato spesso con lame sporche, lattine, pietre, in mancanza di strumentazione adeguata. Le cuciture, poi, vengono effettuate con spine di acacia, fili, stecche di legno. Come la tradizione detta, anche le donne adulte vengono sottoposte a ripetute infibulazioni, ogni qual volta i rispettivi mariti stanno lontano da casa per qualche tempo, essenzialmente al fine di controllarne il corpo e la sessualità. In ogni caso, ad ogni età, tante possono essere, ovviamente, i problemi legati ad essa: ferite dolorose, shock, ritenzione urinaria, lesioni, emorragia, più tardi difficoltà nei rapporti e durante i parti, malattie infettive, stenosi, cisti, dismenorrea.Al di là di tutto vi sono poi  le conseguenze psicologiche di ogni donna che viene lesa.
Le mutilazioni sono dunque illegali, ma continuano ad essere realizzate in modo clandestino, prima con rituali di celebrazioni pubblici, ora tra le mura domestiche. Tante le bambine e ragazzine trascinate in Paesi tipo Kenya e Tanzania dove vige  la cultura del silenzio. Serve sensibilizzare queste comunità, serve far arrivare la parola a chi non ha voce, serve curare tante cicatrici del corpo e dell’anima. Prima di tutto diffondiamo la corretta dicitura: è una pratica illegale e come tale deve essere combattuta,  per ridare dignità alle tantissime donne vittime di una società mostru
osa che vede le donne come oggetti di cui disporre a piacimento.

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